Due iniziative parlamentari prevedono pene detentive per l'uso di oggetti pericolosi e la partecipazione ad assembramenti che comportano gravi rischi.
Gli episodi di violenza che si verificano durante le manifestazioni e contro le forze dell'ordine sono inaccettabili. Ne è convinta la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N), che ha pertanto depositato due iniziative parlamentari per chiedere un inasprimento del diritto penale in materia.
La CPS-N ritiene necessario intervenire urgentemente per contrastare l'estremismo violento, si legge in un comunicato diramato oggi dai servizi parlamentari. Durante le manifestazioni, si verificano infatti regolarmente attacchi contro gli agenti di polizia, nei quali vengono utilizzati anche oggetti pericolosi e pezzi pirotecnici, con possibili conseguenze gravi o perfino letali.
La commissione vuole dunque modificare il Codice penale e punire l'impiego di oggetti pericolosi e materiale pirotecnico con una pena detentiva da un minimo di uno a cinque anni. Con 12 voti a 11 (un'astensione) ha deciso di presentare un'iniziativa parlamentare in tal senso.
La seconda iniziativa depositata (13 voti a 11, un'astensione) prevede invece che nel caso in cui un pubblico assembramento comporti un grave rischio per l'integrità fisica delle persone o causi danni materiali ingenti, ai compartecipanti si possa infliggere una pena detentiva non inferiore a sei mesi.
La minoranza si oppone a questi inasprimenti. Pur considerando a sua volta inaccettabili gli episodi di violenza, non ritiene necessario attivarsi ulteriormente a livello legislativo e chiede piuttosto di applicare più rigorosamente le norme esistenti.
Per contro, la CPS-N dice no alla creazione di una base legale che obblighi gli organizzatori di manifestazioni ad assumere integralmente o parzialmente i costi della sicurezza e degli interventi. Propone quindi al suo plenum di respingere una relativa mozione del Consiglio degli Stati.
La commissione mette in guardia dal rischio di un'ingerenza nella sovranità cantonale in materia di polizia, di una violazione del principio di sussidiarietà e di una limitazione delle possibilità d'intervento dei cantoni e dei comuni. Questi ultimi in effetti hanno già emanato delle disposizioni corrispondenti, non rendendo necessarie azioni a livello federale.