La misura mira a facilitare l'accesso delle autorità ai dati sequestrati, accelerando le indagini e prevenendo ritardi, come nel caso dell'attentato di Winterthur.
Nei procedimenti penali per terrorismo o altri reati gravi, in futuro le autorità dovrebbero poter accedere più facilmente ai dati sequestrati, limitando i sigilli dei dispositivi elettronici. Il Consiglio federale propone al plenum di accogliere una serie di atti parlamentari in tal senso.
Con una prima mozione, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega/TI) vuole vietare il sigillo dei dispositivi elettronici sequestrati nei procedimenti per terrorismo. Il Codice di procedura penale dovrebbe essere modificato in modo tale da non consentire la presentazione di una richiesta di sigillare tali dispositivi e i dati ad essi associati.
Secondo il parlamentare leghista, in alternativa, il Consiglio federale dovrebbe prevedere una procedura che consenta alle autorità inquirenti di accedere immediatamente ai dati necessari per scongiurare ulteriori pericoli per la sicurezza pubblica.
Quadri motiva la sua mozione, tra l'altro, con il fatto che, dopo l'attentato di matrice jihadista avvenuto alla stazione di Winterthur (ZH) alla fine di maggio, gli inquirenti non hanno ancora avuto accesso ai dispositivi elettronici dell'attentatore turco-svizzero. La difesa ha infatti chiesto la sigillatura.
Ciò potrebbe ritardare i procedimenti per mesi, talvolta persino di oltre un anno. Durante questo periodo non sarebbe possibile individuare tempestivamente eventuali contatti, reti di sostegno, complici o processi di radicalizzazione. Ciò avrebbe evidenti ripercussioni sulla sicurezza pubblica e comprometterebbe l'efficacia delle indagini, si legge nella mozione.
Il Consiglio federale invita, senza ulteriori motivazioni, ad accogliere l'atto parlamentare. Lo stesso vale per altre tre mozioni dei consiglieri nazionali Heinz Theiler (PLR/SZ), Michael Götte (UDC/SG) e Reto Nause (Centro/BE). Anche queste mirano a limitare il diritto ai sigilli.
Concretamente, la messa in sicurezza dei dati da parte delle autorità di perseguimento penale dovrebbe essere obbligatoriamente consentita subito dopo il sequestro, senza che ciò sia considerato una perquisizione illecita. Lo strumento dei sigilli dovrebbe essere limitato ai casi chiaramente definiti dalla legge. Gli abusi che causano ritardi procedurali dovrebbero essere sistematicamente impediti.