In assemblea a Baar, il presidente Marcel Dettling chiede ai delegati un impegno senza compromessi a favore della democrazia svizzera

Nel corso dell'assemblea dei delegati in corso oggi, sabato, a Baar (Zg), il presidente dell'Udc Marcel Dettling ha ribadito la propria determinazione a «combattere ogni accordo tra la Svizzera e l'Unione europea» e affermato che il partito si sta preparando a lanciare diversi referendum.
Dettling, che sul podio nella Waldmannhalle era affiancato da due alabarde, ha chiesto ai delegati un impegno senza compromessi a favore della democrazia svizzera.
Il partito respinge con forza l'accordo previsto con l'Unione europea. Se non ci dovesse essere un referendum obbligatorio, l'Udc dovrà contrastare ogni accordo con l'Unione europea singolarmente sempre tramite referendum. A tal fine il partito sta già raccogliendo indirizzi per ottenere le firme necessarie. «L'accordo con l'Unione europea è la votazione più importante dei prossimi anni», ha sottolineato Dettling.
Questi ha inoltre sottolineato quanto sia importante per l'Udc l'indipendenza rispetto a istituzioni e tribunali stranieri: non vogliamo balivi stranieri che dettino alla Svizzera cosa fare e come debba vivere, ha affermato. La Svizzera non ha bisogno nemmeno di una Ursula von der Leyen come presidente dell'Unione europea: mentre nell'Unione europea il potere è nelle mani di «pochi eletti», in Svizzera «è il popolo a comandare». E questo non si vuole cambiare, ha affermato il consigliere nazionale svittese.
Dettling ha poi sostenuto il ‘sì’ alla sua iniziativa sulla neutralità, che sarà sottoposta a votazione il 27 settembre, esortando a «non immischiarci negli affari degli altri paesi» e sottolineando che «non vogliamo che guerre altrui entrino nel nostro Paese». Il testo chiede un'interpretazione più rigorosa e un ancoraggio costituzionale della neutralità svizzera.
Facendo riferimento ai Confederati che, durante la battaglia di Morgarten, «dovettero difendere la propria libertà di fronte a un nemico apparentemente onnipotente», il presidente dell'Udc ha difeso i valori di «indipendenza» e «libertà».
Secondo lui il «nemico apparentemente onnipotente» sarebbe oggi «la maggioranza del Consiglio federale, gli altri partiti, i sindacati e le associazioni economiche e professionali», «poiché tutti vogliono spingere la Svizzera tra le braccia dell'Unione europea».
Oltre alla politica europea, nel suo discorso combattivo il presidente del partito ha chiesto di fermare l'immigrazione e ha promosso la propria iniziativa ‘Fermare gli abusi nell'asilo! (Iniziativa per la protezione delle frontiere)’.
Da parte sua la vicepresidente del partito Céline Amaudruz ha parlato della neutralità come di una bussola che, secondo lei, non deve cambiare rotta in base agli eventi internazionali e alle maggioranze politiche.
«In un mondo sempre più instabile, in cui le tensioni internazionali si moltiplicano e ogni Stato è chiamato a scegliere da che parte stare, la neutralità non è superata. È più attuale che mai», ha affermato la consigliera nazionale ginevrina, sottolineando che per essere credibile, questa neutralità non deve essere flessibile. A suo dire essa non è simbolo né di «debolezza» né di «vigliaccheria»: «è l'espressione della nostra indipendenza».