Svizzera

Carenza di insegnanti in Svizzera mostra segnali di attenuazione

Calano gli alunni e aumentano le iscrizioni alle università pedagogiche, ma restano criticità nella pedagogia speciale e nella qualità dell'insegnamento

8 agosto 2026
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All'avvio del nuovo anno scolastico in Svizzera interna, la cronica carenza di docenti mostra i primi, timidi segnali di tregua in diversi cantoni. Sebbene la situazione rimanga critica a livello nazionale, fattori strutturali come il calo delle nascite e l'aumento delle immatricolazioni alle università pedagogiche stanno iniziando a fare da contrappeso, alimentando un moderato ottimismo per il medio termine, emerge da un giro d'orizzonte realizzato dall'agenzia Keystone-Ats.

Il dato più confortante arriva dal cantone di Zurigo: in vista del nuovo anno non si registra alcuna carenza di docenti ordinari, motivo per cui ai comuni è stato espressamente vietato assumere personale privo dell'abilitazione all'insegnamento. Anche Basilea Campagna tira un sospiro di sollievo: all'8 giugno mancavano all'appello solo 17 posti equivalenti a tempo pieno nelle scuole elementari, meno della metà rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Non tutte le regioni possono però cantare vittoria. Berna, tramite la propria direzione dell'istruzione, segnala che il problema non è ancora superato, con una domanda ancora elevata soprattutto nella scuola primaria, nella pedagogia speciale e nella secondaria di primo grado. Anche qui si riconosce comunque che le misure adottate per rendere più attrattiva la professione hanno quantomeno arginato l'emergenza rispetto agli anni passati.

A gettare acqua sul fuoco della carenza quantitativa sono due tendenze in atto. Da un lato, il crollo delle nascite degli ultimi anni si ripercuote ora sulle aule: secondo gli scenari elaborati dall'Ufficio federale di statistica (UST), a partire da quest'anno si assisterà a un calo del numero di allievi del primo e secondo ciclo elementare, con una riduzione che potrebbe arrivare fino al 7%. Parallelamente, il numero di insegnanti attivi è destinato a diminuire di circa 4.500 unità nei prossimi dieci anni.

Dall'altro lato, le scuole universitarie pedagogiche registrano un boom di iscrizioni, con aumenti a doppia cifra. A titolo d'esempio la scuola universitaria professionale della Svizzera nord-occidentale (FHNW) prevede di superare i 3.900 studenti, contro i 3.620 del 2022, mentre l'analogo istituto di Berna festeggia un record di diplomi di insegnamento rilasciati.

Nonostante i dati incoraggianti, l'Associazione nazionale dei docenti invita alla prudenza e parla di un miglioramento solo apparente. "La carenza di insegnanti rimane una sfida strutturale e qualitativa", afferma Beat Schwendimann, responsabile pedagogico presso l'organizzazione. Secondo il sindacato, sebbene i dirigenti scolastici riescano a coprire i posti vacanti prima dell'inizio delle lezioni, spesso lo fanno facendo ricorso a studenti delle scuole pedagogiche o a persone sprovviste del diploma. "Queste misure di emergenza mascherano la penuria di organico e mettono a repentaglio la qualità dell'insegnamento".

L'associazione riconosce comunque che il calo demografico e l'aumento degli iscritti ridurranno la pressione quantitativa nelle regioni fino al 2032. "L'obiettivo a medio e lungo termine deve rimanere quello di coprire tutti i posti con insegnanti in possesso di piena qualifica".

A offuscare il quadro generale è la situazione della pedagogia curativa. Anche in cantoni virtuosi come Zurigo la domanda crescente di specialisti in questo comparto non è stata soddisfatta, malgrado l'incremento dei posti di formazione. Di conseguenza le scuole di Zurigo continueranno a essere autorizzate ad assumere personale senza i requisiti specifici in questo ambito, a conferma che la crisi, pur attenuandosi per la scuola comune, si sposta e si cronicizza nei settori più delicati del sostegno agli alunni con bisogni speciali.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni