Fatturato nominale +1,2% nel primo semestre 2026; online +3,0%, commercio fisico +1,0% e non-food -3,3%. SRF chiede misure politiche per sostenere i negozi
Il commercio al dettaglio svizzero chiude il primo semestre del 2026 con un bilancio contrastante. Secondo l'analisi semestrale delle transazioni con carte di debito e di credito condotta dall'associazione di categoria Swiss Retail Federation (SRF) il fatturato nominale complessivo del comparto è cresciuto dell'1,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che però maschera profonde differenze strutturali: da un lato l'online continua a correre (+3,0%), dall'altro il commercio fisico arranca, fermo a un +1,0% trainato esclusivamente dal settore alimentare.
A destare maggiore preoccupazione nel ramo è l'andamento del segmento non-food nei negozi tradizionali, che ha registrato un calo sensibile, pari al -3,3%. Settori come abbigliamento, calzature, arredamento, articoli per la casa, fai-da-te, giocattoli e articoli per il tempo libero restano sotto forte pressione strutturale.
A controbilanciare questa contrazione è stata la tradizionale tenuta del commercio alimentare, che nel primo semestre ha messo a segno un +3,8%. Un risultato trainato principalmente dalla crescita demografica, che continua a sostenere la domanda di beni di prima necessità e a svolgere una funzione stabilizzante per l'intero comparto fisico, commenta la SRF.
L'andamento congiunturale è stato altalenante: i primi mesi dell'anno sono stati segnati dalle tensioni internazionali, con il conflitto in Iran e le dispute commerciali con gli Stati Uniti che hanno frenato i consumi. Il secondo trimestre ha invece segnato una ripresa decisa, in particolare verso l'estate, segno di un leggero miglioramento del clima di fiducia dei consumatori, sebbene in un contesto che rimane impegnativo.
A complicare ulteriormente il quadro per i rivenditori svizzeri resta l'elevato livello del turismo degli acquisti, che, stando alla SRF, rimane stabile su valori molto alti rispetto al passato. Questo fenomeno continua a esercitare una forte pressione competitiva e sui margini, penalizzando in particolare i punti vendita situati nelle zone di confine.
Di fronte a questo scenario l'organizzazione alza la voce e chiede un intervento deciso del mondo politico per garantire parità di condizioni e sostenere il commercio fisico, ritenuto essenziale per la coesione sociale e l'occupazione. Swiss Retail Federation ha stilato un catalogo di richieste indirizzato a Confederazione, cantoni e comuni: tra le misure invocate figurano la liberalizzazione degli orari di apertura per adeguarsi alle nuove abitudini dei consumatori; il miglioramento dell'accessibilità ai centri urbani, con garanzia di parcheggio a prezzi accessibili; la semplificazione e accelerazione delle procedure edilizie, per consentire investimenti, ristrutturazioni e ammodernamenti più rapidi; la riduzione degli oneri burocratici e delle tasse sulle superfici di vendita; e il blocco di qualsiasi aggravio fiscale, in particolare attraverso aumenti dell'IVA o ulteriori oneri salariali.
"Il commercio al dettaglio con punti vendita fisici è indispensabile per l'approvvigionamento locale, la creazione di numerosi posti di lavoro e di formazione interessanti, nonché per il mantenimento di centri urbani vivaci", afferma Patrick Erny, direttore di SRF, citato in un comunicato. "Affinché possa continuare a crescere e a reggere la concorrenza ha bisogno di condizioni quadro affidabili e favorevoli alle imprese", conclude il dirigente con master in gestione pubblica e politica conseguito all'università di Berna.