Svizzera

Aziende spaziali svizzere sperano in una spinta grazie a SpaceX

10 giugno 2026
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Con la quotazione in borsa della società americana SpaceX, prevista per venerdì, gli occhi del mondo tornano a focalizzarsi sul settore spaziale. Poco noto è il fatto che anche in Svizzera, negli ultimi decenni, sono sorte numerose aziende del ramo.

Quando si parla di imprese private orientate allo spazio vengono subito in mente società statunitensi come SpaceX, del miliardario Elon Musk, o Blue Origin, del fondatore di Amazon Jeff Bezos. Attorno a questi pionieri negli ultimi anni sono sorte numerose altre realtà che operano nel ramo. Il comparto ha ricevuto un impulso particolare grazie ai razzi riutilizzabili di SpaceX, che hanno permesso di ridurre fino al 95% i costi del trasporto nello spazio. Se in passato l'orbita extra-atmosferica era un terreno di caccia esclusivo per governi e colossi multinazionali, oggi la democratizzazione dello spazio permette anche alle piccole e medie imprese di dire la loro.

Confinare il segmento esclusivamente ai satelliti e ai razzi è però riduttivo: sebbene questi ambiti costituiscano la base di molte applicazioni, il settore abbraccia in realtà uno spettro molto più ampio. Di solito si distingue tra i rami upstream (infrastrutture) e downstream (applicazioni); in parole povere, il primo comprende tutto ciò che viene lanciato nello spazio, il secondo l'utilizzo dei dati, ad esempio meteorologici o GPS.

La Svizzera vanta una lunga tradizione nel settore spaziale. Nel 1975 è stata infatti tra i paesi fondatori dell'Agenzia spaziale europea (ESA). L'azienda più nota del comparto è l'ex Ruag Space, che oggi opera con il nome di Beyond Gravity: produce, tra l'altro, le testate dei razzi vettori europei Ariane. Esistono inoltre numerosi fornitori, tra cui lo specialista di propulsori Maxon, con un'importante attività nel settore spaziale, o Apco, attiva fra l'altro nel campo dei satelliti.

Sono invece ancora poco conosciute numerose start-up. Grazie all'intensa attività di ricerca presso i due Politecnici federali di Zurigo (ETH) e Losanna (EPFL), negli ultimi anni sono nate numerose realtà del ramo, che di conseguenza si concentrano soprattutto nell'area di Zurigo e nella regione del Lemano. Dalla metà degli anni 2010, il numero di nuove imprese nel settore spaziale è aumentato notevolmente. Se negli anni 90 e 2000 venivano fondate da cinque a dieci società all'anno, oggi il numero è salito a quasi 20, emerge dal rapporto Swiss Space Ecosystem Report 2024.

La Svizzera è particolarmente forte nel settore dell'hardware. Si può citare ad esempio l'azienda DPhi Space, che lavora a centri di calcolo nello spazio. Recentemente ha raggiunto una maggiore notorietà anche Clearspace, che sviluppa tecnologie per l'eliminazione dei detriti spaziali. Un altro punto di forza è l'analisi dei dati provenienti dallo spazio. Ne sono un esempio Reor20, che effettua previsioni sulle inondazioni, o Correntics, che opera sulla gestione delle catene di approvvigionamento. Attualmente, Swissto12 è l'azienda di maggior successo sul mercato. Nata nel 2011 dall'EPFL, produce componenti ad alta frequenza, antenne e sistemi satellitari completi grazie alla sua tecnologia di stampa 3D e dispone ormai di una solida rete anche a livello internazionale.

Ciò che manca però al settore spaziale svizzero è la visibilità presso un pubblico più ampio, spiega Nanja Strecker, responsabile dell'incubatore di start-up ESA BIC Switzerland, all'agenzia Awp. L'ingresso in borsa di SpaceX potrebbe cambiare questa situazione, poiché "dovrebbe aumentare la visibilità e l'attrattiva dell'intero settore e dare così slancio anche all'industria elvetica", afferma Fredy Hasenmaile, capo-economista di Raiffeisen. Nel comparto stesso si percepisce già un certo clima di rinnovamento, argomenta Strecker. Al momento però non vede ancora un trasferimento di questo clima nel dibattito pubblico.

Sebbene i costi dei lanci spaziali siano notevolmente diminuiti, il ramo rimane di norma oneroso in termini di investimenti e la ricerca richiede tempo, scrive la banca Raiffeisen in uno studio settoriale. Come per molte altre start-up, la raccolta di capitali risulta più difficile rispetto agli Stati Uniti. Inoltre, la cultura del capitale di rischio in Europa, e in particolare in Svizzera, è meno sviluppata.

Negli Usa inoltre il governo ha già cominciato più di un decennio fa a promuovere in modo mirato il settore spaziale privato. L'Europa continua a rimanere indietro rispetto a questo sviluppo. "I meccanismi delle autorità e delle istituzioni sono spesso troppo lenti e burocratici", sostiene Strecker. A suo avviso questo rappresenta un chiaro svantaggio competitivo. Allo stesso tempo, si vedono segnali positivi: paesi come la Francia e la Germania hanno riconosciuto la necessità di agire e stanno investendo miliardi nel settore, e non solo nella difesa. La speranza dell'esperta è che anche Berna imbocchi la stessa strada. Al momento, però, nella Confederazione mancano ancora una visione strategica condivisa e il coordinamento necessario per permettere all'industria spaziale elvetica di spiccare definitivamente il volo.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni