Fermo restando il superamento del voto finale previsto per il 19 di giugno e un eventuale referendum, in futuro i salari minimi fissati nei contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale dovranno prevalere su quelli stabiliti a livello cantonale.
Tuttavia, quei Cantoni che hanno fissato remunerazioni minime, potranno mantenerle. I futuri CCL, inoltre, non potranno prevedere salari inferiori a quelli cantonali. Concretamente, Ginevra e Neuchâtel, che hanno già stabilito la prevalenza dei propri salari minimi cantonali, devono poter mantenere tale regime. Giura, Ticino e Basilea Città, che hanno anch'essi introdotto un salario minimo, non sono interessati poiché, nel loro caso, i CCL di applicazione obbligatoria hanno già la precedenza.
Le precisazioni aggiuntive sui salari minimi cantonali, inserite nella legge dal Consiglio degli Stati e fatte proprie oggi dal Nazionale, rappresentano un compromesso di fronte alle reticenze, nonché alle minacce di referendum da parte della sinistra, emerse nei due rami del parlamento.
Per una parte del parlamento, infatti, è fuori luogo che salari minimi negoziati fra partner privati possano prevalere su salari minimi che sovente portano il "suggello" popolare, ossia sono stati approvati in votazione.
Inoltre, la proposta in discussione (frutto una mozione del consigliere agli Stati obvaldese del Centro Erich Ettlin che chiede un adeguamento della legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro), peraltro combattuta dal Consiglio federale mina la sovranità dei Cantoni, facendosi beffe della democrazia diretta.
Per i favorevoli, invece, la priorità dei CCL dichiarati di obbligatorietà generale è importante per contrastare la progressiva frammentazione delle condizioni di lavoro e proteggere il partenariato sociale dall'erosione. Inoltre, i Cantoni che già applicano un salario minimo che prevale su quelli previsti nei CCL potranno mantenere il loro regime attuale. Insomma, i lavoratori non vedranno diminuire il loro salario quando entreranno in vigore le nuove disposizioni, ha promesso Olivier Feller (PLR/VD) a nome della commissione.
In un ultimo tentativo, la sinistra avrebbe voluto inserire nella legga una disposizione secondo cui i salari minimi contenuti in un CCL avrebbero prevalso su quelli minimi durante il periodo di validità di tale contratto, ma al massimo per due anni. Al voto, questa proposta è stata respinta per 114 voti a 75, con la motivazione che avrebbe in pratica azzerato l'intera riforma all'esame del parlamento. No insomma a un ritorno al passato.