Per accedere a un sito porno in Svizzera si dovrà forse, in futuro, superare un sistema di verifica dell'età, ad esempio tramite l'identità elettronica (e-ID). Il Consiglio nazionale ha infatti approvato oggi un postulato di Nik Gugger (PEV/ZH) che chiede al governo di definire tempi e misure legislative per introdurre questo controllo.
"Basta un clic sullo smartphone e un undicenne può dichiarare di avere più di 18 anni", ha detto Gugger, sottolineando che in Svizzera molti bambini entrano in contatto con la pornografia online già a undici anni. Secondo lui, l’e-ID offre già una soluzione: permetterebbe di confermare in modo anonimo la maggiore età, senza comunicare nome o indirizzo e nel rispetto della privacy. Resterebbero comunque possibili anche altre soluzioni tecniche.
La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha ricordato che il Codice penale obbliga già i fornitori di pornografia online a effettuare controlli sull'età. Inoltre, la Legge federale sulla protezione dei minori nei settori dei film e dei videogiochi, che dovrebbe entrare pienamente in vigore nel 2028, prevede sistemi di verifica efficaci e vincolanti.
Con l'introduzione dell’e-ID prevista per la fine dell'anno, la Svizzera disporrà quindi di uno strumento adatto e rispettoso della protezione dei dati. Il suo utilizzo, ha precisato Baume-Schneider, dovrà però restare facoltativo e non potrà essere l'unico mezzo di identificazione.
Gugger ha poi sottolineato che il suo postulato ha il vantaggio di non imporre misure vincolanti, ma di lasciare aperte diverse possibilità per affrontare concretamente il problema. "Oggi non votiamo su una legge, ma decidiamo se la Svizzera vuole guardare in faccia la realtà oppure continuare a voltarsi dall'altra parte e comportarsi come una repubblica delle banane", ha dichiarato.
Ma proprio perché si tratta solo di un postulato la proposta è stata combattuta dall'UDC. Il partito ha precisato di non voler in alcun modo che i giovani sotto i 16 anni abbiano accesso a contenuti pornografici online, ma ha criticato il fatto che si chieda ancora un ennesimo rapporto invece di agire subito.
Secondo Mauro Tuena (UDC/ZH), con questo postulato non si risolverà il problema: servono misure più incisive e rapide, che potrebbero essere adottate direttamente dalla Commissione degli affari giuridici e da quella dei trasporti e delle telecomunicazioni.