Svizzera

Donne imprenditrici contro accordi Ue, "è giusto avere dubbi"

18 aprile 2026
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Combattere i nuovi accordi con l'Unione europea da una prospettiva prettamente femminile, al di là degli schieramenti politici: è quanto si propone un nuovo collettivo di imprenditrici che opera con toni diversi da quelli dell'UDC, più di fioretto che di sciabola.

La nuova iniziativa - che ha anche una pagina internet - si chiama HerVoice e viene promosso da tre personalità che fino ad alcuni mesi or sono non si conoscevano ancora, riferisce oggi l'Aargauer Zeitung, che al terzetto ha dedicato un'intervista. Le tre donne vengono da mondi diversi: si tratta di Sara Hürlimann, che ha fondato una catena di studi dentistici e pediatrici, Karin Faes, presidente delle donne PLR Argovia, costruttore edile e Phyllis Scholl, avvocata, sindaca liberale-radicale di Kilchberg (ZH) nonché membro di vari consigli di amministrazione. Il loro obiettivo: fare politica contro il riavvicinamento all'Unione europea.

Il motivo? Lo spiega subito Hürlimann: "Io vengo dalla Svezia e ho sperimentato cosa significa quando un paese si integra troppo oltre i propri confini. Allo stesso tempo, la Svizzera e la democrazia diretta mi entusiasmano. Sarebbe una catastrofe se dovessimo rinunciare anche solo a una piccola parte di tutto ciò".

Faes aggiunge: "Nel mio gruppo di amiche ho constatato che moltissime donne, a livello di pancia, direbbero piuttosto no ai nuovi trattati con l'Ue, ma non osano esprimersi. Le donne spesso si vedono come elemento di collegamento: e il nome 'Bilaterali III' sembra collegare".

Scholl racconta: "Stavo facendo una discussione con Sara Hürlimann. Non ci conoscevamo ed entrambe abbiamo notato: nel dibattito si sentono a malapena le donne. Eppure rappresentano la metà della popolazione avente diritto di voto".

All'obiezione che esiste già una voce femminile molto nota contraria all'Ue, Magdalena Martullo-Blocher (vicepresidente dell'UDC), Faes risponde seccamente: "Sì, però quella retorica combattiva dell'alabarda non fa proprio per me, non posso identificarmi. Inoltre appena si dice no si viene subito associati all'UDC. A noi non interessa affatto la politica di partito, ma entrare in un dialogo aperto con le donne".

Secondo Scholl, circa il 30% della popolazione - comprese molte donne - vede l'Unione europea come progetto di pace senza conoscere i nuovi trattati. Un altro 30% trova tutto cattivo se c'è scritto "Ue". Poi c'è il 40% intermedio. "A noi interessano loro". E Faes rincalza: "Il nostro messaggio è: leggete i testi dei trattati. Anche le donne devono farlo. Non si tratta semplicemente della continuazione della via bilaterale. I nuovi trattati con l'Ue sono una svolta, un tema generazionale".

Sul sito di HerVoice si legge che nel 1971 la Svizzera ha introdotto il diritto di voto alle donne, e ora quei diritti verrebbero "svuotati" (ausgehöhlt) dai nuovi accordi. Una frase che qualcuno definisce polemica. Scholl precisa: "Questo per tutte noi è un punto importante. Le nostre madri hanno lottato per il diritto di voto, noi non vogliamo limitarlo. Ma è proprio ciò che accade con i nuovi accordi: i diritti democratici vengono ridotti. Non si tratta affatto di una differenza tra uomini e donne. Si tratta del legame istituzionale, e in ultima analisi del potere o dell'impotenza". Faes aggiunge, riferendosi alla giornalista che la intervista: "Trovo interessante che lei lo definisca polemico. Noi parliamo di svuotare, non di annientare. Non diciamo 'sottomissione' o cose simili. Al contrario, ci dicono spesso che siamo troppo caute".

Esistono già gruppi contro l'Ue, come Autonomiesuisse o Bussola Europa: dove è la differenza? Hürlimann spiega: "Proprio in Autonomiesuisse o Bussola Europa ci sono poche donne. E i temi trattati spesso non sono quelli che interessano particolarmente le donne. Perciò non siamo concorrenti, ma un complemento". E Faes chiarisce: "Magdalena Martullo-Blocher? Lei fa un buon lavoro, ma si muove in ambienti diversi dai nostri. Crediamo di poter raggiungere un gruppo di persone completamente diverso, proprio perché siamo meno taglienti nella retorica".

Il budget? "È bastato per costruire il sito internet", dice Faes. Ammette però che Autonomiesuisse ha dato "un importo inferiore ai 20'000 franchi per la realizzazione del sito". E che Bussola Europa fornirebbe un aiuto, se fosse richiesto. Ma il terzetto ci tiene all'indipendenza: "Questi gruppi non ci dicono cosa dobbiamo fare o scrivere".

Scholl confessa: "Oggi serve ancora più coraggio per dire no a questi trattati che per dire sì. È più 'da salotto' essere favorevoli, anche se non mi piace questa espressione. Le donne che hanno dubbi non devono sentirsi sole, ma notare che ce ne sono anche altre. Ed è giusto assecondare questa sensazione di pancia e avere dubbi. Nel nostro ambiente notiamo: dire no non è semplice".

Faes conclude: "Bisogna avere coraggio per dire no". E Hürlimann, imprenditrice di successo con cinque figli, ammette: "È più comodo dire sì. Allora si è 'inclusivi' e 'aperti al mondo'. Altrimenti si sente subito: ah, sei contraria? Ma tu vieni dalla Svezia, anche tu sei benvenuta qui".

Le tre donne, intanto, continuano a incontrarsi nel tempo libero. La loro arma: passaparola, dibattiti, e un sito web rosa shocking. Perché, dice Scholl, "ciò che ci spinge è la dimensione istituzionale: vogliamo preservare le peculiarità e i punti di forza della Svizzera".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni