Wood chiede più indipendenza del cda e altre riforme; Swatch le giudica contrarie al Codice e rischiose per il gruppo
Senza sorpresa il gruppo orologiero Swatch, che oggi pubblica l'invito all'assemblea generale del 12 maggio prossimo, si oppone con fermezza alla duplice offensiva lanciata in febbraio dall'investitore statunitense Steven Wood. L'azionista attivista, attraverso la sua società Greenwood Investors, aveva presentato la propria candidatura per un seggio nel consiglio di amministrazione (cda) e inoltrato sette proposte di modifica degli statuti. L'impresa dominata dalla famiglia Hayek aveva immediatamente bocciato tutto e torna a farlo oggi.
L'investitore punta a migliorare il buon governo e la trasparenza. Non è la prima volta che Wood sferra un attacco contro il predominio della famiglia Hayek all'interno dell'azienda.
Al centro della richiesta dell'azionista attivista c'è l'obiettivo di rendere più indipendente il cda. Questo organo è attualmente presieduto da Nayla Hayek e conta altri due rappresentanti della famiglia: suo fratello e direttore generale (CEO) del gruppo, Nick Hayek, nonché suo figlio, Marc Hayek. Nayla è anche a capo della casa di gioielleria americana Harry Winston, che appartiene al gruppo.
Le proposte principali di Wood includono l'elezione nel cda di tre rappresentanti di titolari di azioni al portatore, una maggioranza di membri indipendenti nello stesso organo, il divieto per il presidente di ricoprire altre cariche operative nel gruppo (attualmente, come indicato, la numero uno Nayla Hayek è anche CEO di Harry Winston) e l'obbligo di tenere le assemblee generali esclusivamente in presenza fisica.
Nell'invito all'assemblea generale, Swatch si oppone alle richieste che, stando al gruppo, andrebbero oltre le disposizioni del Codice delle obbligazioni e comporterebbero notevoli rischi finanziari ed economici.
Wood si è candidato per un mandato di un anno nel cda come rappresentante degli azionisti al portatore, sostenendo che la legge svizzera garantirebbe loro questo diritto nelle società, come Swatch, con una struttura di capitale divisa tra azioni al portatore e azioni nominative a voto potenziato. La società Greenwood, che detiene circa lo 0,5% del capitale, ritiene che la sua nomina possa essere rifiutata solo per oggettivi "motivi importanti", assenti - a suo dire - nel caso di Wood.
Quest'ultimo si oppone così ai piani dell'azienda che propone la nomina di Andreas Rickenbacher, consulente aziendale che fra il 2006 e il 2016 è stato anche consigliere di Stato bernese, primo socialista nella storia del cantone ad aver assunto la guida del Dipartimento dell'economia.
Wood non è in grado di rappresentare gli interessi degli azionisti al portatore, scrive il gruppo nell'invito, ribadendo così le sue precedenti dichiarazioni. Una candidatura di Wood era già stata chiaramente respinta (con circa l'80% dei voti) dall'assemblea generale dell'anno scorso.
Lo scontro si gioca sul delicato equilibrio di potere azionario. La famiglia fondatrice Hayek, con circa un quarto del capitale, controlla infatti il 43% dei diritti di voto grazie alle azioni nominative a voto potenziato, rendendo molto difficile per un azionista di minoranza come Wood ottenere un seggio senza il suo appoggio.
La situazione configura un classico scontro tra, da un lato, un investitore attivista che chiede maggiore rappresentanza e trasparenza e, dall'altro, un gruppo a controllo familiare che difende la propria struttura di buon governo e la stabilità strategica.