Svizzera

Il Consiglio federale mostra i muscoli contro l’iniziativa dell’Udc

‘Svizzera da 10 milioni’, Beat Jans lancia la campagna affiancato dai rappresentanti dei Cantoni e dei partner sociali

Il consigliere federale Beat Jans (sin.) e il consigliere agli Stati Pierre-Yves Maillard, presidente dell’Unione sindacale svizzera
(Keystone)
16 marzo 2026
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Il consigliere federale Beat Jans, insieme a rappresentanti dei Cantoni e partner sociali, ha lanciato la campagna del Governo contro l'iniziativa dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni!". Questa proposta, secondo il Governo, mette a rischio la via bilaterale con l'Unione Europea (UE).

Il testo, noto anche come Iniziativa per la sostenibilità, sarà sottoposto al voto popolare il prossimo 14 giugno. Jans ha sottolineato che la sua approvazione potrebbe creare ulteriore incertezza in un periodo già complesso.

Il ministro della giustizia ha avvertito delle possibili conseguenze per le relazioni tra Svizzera e UE, affermando che l'iniziativa potrebbe compromettere l'intero approccio bilaterale. Il testo propone che la popolazione svizzera non superi i 10 milioni di abitanti entro il 2050, prevedendo misure che potrebbero includere la denuncia degli accordi di libera circolazione delle persone con Bruxelles.

Secondo il Governo, un tale scenario avrebbe gravi ripercussioni economiche. Jans ha evidenziato che la fine degli accordi bilaterali I potrebbe causare perdite di entrate per l'economia svizzera pari a diversi miliardi di franchi.

Carenza di personale

Rappresentanti dei governi cantonali e delle parti sociali hanno avvertito che, senza la possibilità di assumere personale dall'UE/AELS, le imprese, gli ospedali e le case di cura potrebbero affrontare gravi difficoltà. La carenza di personale colpirebbe soprattutto le regioni rurali.

Fabio Regazzi, presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), ha sottolineato le conseguenze per le piccole e medie imprese, che costituiscono oltre il 99% delle aziende svizzere e circa un terzo degli impieghi. Molte di queste aziende già faticano a trovare personale qualificato.

Regazzi ha spiegato che la penuria di manodopera potrebbe peggiorare con l'invecchiamento della popolazione. Senza immigrazione, mancherebbero tra le 20'000 e le 30'000 persone all'anno nel mercato del lavoro. "Per colmare queste lacune, dobbiamo poter reclutare specialisti stranieri, spesso provenienti da UE o AELS", ha aggiunto.

Problemi di sicurezza

Pierre-Yves Maillard, presidente dell'Unione sindacale svizzera (USS), ha esortato a respingere l'iniziativa, sottolineando che arriva in un momento demografico critico. Con l'arrivo alla pensione della generazione dei baby-boomer, è necessario un ricambio generazionale per compensare questo shock demografico.

L'iniziativa potrebbe anche avere conseguenze sulla sicurezza, poiché la partecipazione della Svizzera agli accordi di Schengen e Dublino potrebbe essere compromessa, minando la cooperazione di polizia a livello europeo. Senza accesso alle banche dati dell'UE, la lotta alla criminalità e al terrorismo sarebbe più difficile, ha avvertito Jans, indebolendo la sicurezza interna.

Il Consiglio federale propone invece di affrontare le sfide della crescita demografica con misure mirate, sottolineando l'importanza di gestire la crescita senza mettere in pericolo la prosperità e la stabilità del Paese.