Il Consiglio degli Stati approva il controprogetto all'iniziativa "Stop al blackout".
In Svizzera, il Consiglio degli Stati ha approvato con 26 voti a favore, 12 contrari e 3 astenuti un controprogetto all'iniziativa "Stop al blackout", aprendo la possibilità di costruire nuove centrali nucleari. Questo avviene nonostante il divieto imposto dopo l'incidente di Fukushima. L'iniziativa originale è stata respinta con 33 voti contro 8 e un'astensione, e ora il dossier passa al Consiglio nazionale, dove si prevede un esito simile.
Il controprogetto è stato proposto dal Consiglio federale come risposta all'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)", che mira a rivedere il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari. Sebbene l'iniziativa non menzioni esplicitamente gli impianti nucleari, essa promuove la produzione di energia elettrica rispettosa dell'ambiente e del clima.
Il Consiglio federale vede nella modifica costituzionale una possibile revoca del divieto di costruzione di nuove centrali nucleari, considerata essenziale per garantire l'approvvigionamento energetico futuro. Il governo propone un adeguamento della legge federale sull'energia nucleare come controprogetto indiretto.
Durante il dibattito, i partiti UDC, Centro e PLR hanno sostenuto la proposta del Consiglio federale, sottolineando che non si tratta di un obbligo di costruire nuove centrali, ma di non escludere alcuna tecnologia. Marco Chiesa (UDC/TI) ha evidenziato che le attuali tecnologie pulite non sono sufficienti per garantire un approvvigionamento energetico sicuro, soprattutto in inverno.
Fabio Regazzi (Centro/TI) ha sottolineato l'importanza del nucleare per la stabilità del sistema in caso di crisi e come opportunità economica per le piccole e medie imprese svizzere. Tuttavia, il campo rosso-verde, inclusi i Verdi-liberali, ha espresso preoccupazioni riguardo ai rischi e ai costi del nucleare, ricordando i problemi irrisolti delle scorie radioattive e i rischi di incidenti come quello di Fukushima.
Il "ministro" dell'energia Albert Rösti ha ribadito l'importanza della svolta energetica, sottolineando che la situazione geopolitica è cambiata dal 2017, rendendo difficile sostituire le centrali nucleari esistenti con fonti rinnovabili entro il 2050. Rösti ha evidenziato che l'energia atomica sta tornando in auge a livello internazionale, citando la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha definito "un errore strategico" l'abbandono del nucleare in Europa.