Proposta chiedeva versamenti annuali pari allo 0,5-1% del PIL fino al 2050; sostenuta da PS e Verdi, contrastata da gran parte dei partiti

Come ampiamente atteso alla vigilia, l'iniziativa per un fondo per il clima non ha superato lo scoglio delle urne. Il testo, promosso da PS e Verdi, è stato nettamente bocciato dal 70,7% dei votanti e da tutti i cantoni. La partecipazione è stata del 55,5%.
A livello cantonale, i tassi di opposizione maggiore sono stati raggiunti nei cantoni della Svizzera centrale e orientale: Svitto (84,5%), Appenzello Interno (84,4%), Nidvaldo (82,7%).
Meno netto il rifiuto in cantoni prettamente urbani come Basilea Città (55,4%) e Ginevra (57,9%), ma anche Neuchâtel (62,4%), Giura (66,4%). A Berna i "no" sono stati il 68,9%, mentre a Zurigo il 67,3%. In Ticino la loro quota è vicina alla media nazionale (71,2%) e nei Grigioni si situa al 76,8%.
L'iniziativa – formalmente denominata "Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l'ambiente" – chiedeva alla Confederazione di istituire un fondo per il clima alimentato con un versamento annuo compreso tra lo 0,5 e l'1% del PIL, pari a 4-8 miliardi di franchi all'anno fino al 2050, allo scopo di raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo.
La bocciatura era prevista dai sondaggi. Il testo era infatti sostenuto solo da PS e Verdi, dal Partito evangelico e da organizzazioni ambientaliste e sindacati. Contrarie le altre formazioni politiche, fra cui anche la maggioranza dei simpatizzanti dei Verdi Liberali, così come le associazioni economiche.
Il comitato interpartitico contrario – composto da UDC, PLR, Centro, economiesuisse e Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) – ha espresso soddisfazione, sostenendo in una nota che gli svizzeri privilegiano "una politica climatica mirata e ben ponderata". Con il suo voto, la popolazione ha saputo valutare le conseguenze a lungo termine dell'iniziativa, ha aggiunto, evocando un indebitamento massiccio e un nuovo onere per "la classe media, l'economia e le imprese".
Secondo il comitato, questo risultato rappresenta un "chiaro limite" fissato dagli svizzeri. "Un fondo per il clima che avrebbe aggirato il freno all'indebitamento e inevitabilmente portato a un aumento delle tasse non è la soluzione giusta per il nostro Paese", si legge.
Il risultato odierno non è il rifiuto della protezione del clima da parte del popolo, ma il rifiuto di uno "strumento inadeguato", secondo i contrari, che hanno colto l'occasione per chiedere alla sinistra di smettere di "strumentalizzare incessantemente la questione climatica per imporre una politica di sovvenzioni generalizzate".
Secondo il presidente dell'Usam e consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro/TI), "la popolazione non vuole nuovi programmi di spesa sfrenata, che alla fine porterebbero a un aumento del debito o a ulteriori tasse". Intervistato dalla RTS, il collega a Berna Manfred Bühler (UDC/BE) ha riconosciuto che la Svizzera deve decarbonizzare l'industria e le attività domestiche, "ma a un ritmo sostenibile" e non con questo fondo per il clima "delirante".
Con il no è stata persa l'occasione di affrontare la crisi climatica in modo socialmente sostenibile e con investimenti mirati, hanno invece scritto in una nota congiunta PS e Verdi. "Ora la destra deve assumersi le proprie responsabilità e mostrarci come intende raggiungere questi obiettivi, invece di opporsi costantemente alle questioni climatiche", secondo la presidente dei Verdi Lisa Mazzone, interpellata dall'agenzia Keystone-ATS.
I due partiti hanno messo in guardia dal sottovalutare i costi dell'inazione. Chi oggi investe troppo poco graverà sulle generazioni future con un onere ancora maggiore. Allo stesso tempo, PS e Verdi vedono nella transizione energetica anche un'opportunità economica: il denaro che oggi viene speso all'estero per il petrolio e il gas potrebbe essere investito in Svizzera in futuro, nelle energie rinnovabili, nella sicurezza dell'approvvigionamento e nei posti di lavoro.
Per i due partiti è quindi chiaro che il dibattito sulla politica climatica non si conclude con il no odierno. PS e Verdi vogliono continuare a esercitare pressione sul Parlamento e sul Consiglio federale affinché la Svizzera rispetti i propri impegni e proceda nella protezione del clima. "Ci sono già proposte concrete sul tavolo, come la nostra iniziativa sul solare presentata a novembre", ha rammentato Mazzone.
Patrick Hofstetter, esperto di clima ed energia presso il WWF Svizzera, ha da parte sua criticato il Consiglio federale e la maggioranza parlamentare per aver combattuto il testo invocando il buon funzionamento degli strumenti esistenti, pur sopprimendo i mezzi finanziari destinati a questi stessi strumenti.