Svizzera

Denuncia in Svizzera contro viceministro iraniano per crimini gravi

26 febbraio 2026
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Una denuncia penale è stata presentata in Svizzera contro il viceministro degli esteri iraniano Kazem Gharibabadi, accusato di crimini contro l'umanità, hanno riferito oggi gli avvocati del querelante, che ne chiedono l'arresto. Contattato da Keystone-ATS, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha confermato di aver ricevuto la denuncia.

Con quest'ultima, inoltrata ai sensi della competenza universale, un cittadino con doppio passaporto svizzero e iraniano - rifugiato nella Confederazione dopo dieci anni trascorsi nelle carceri di Teheran per il suo impegno politico - accusa Gharibabadi di essersi reso "colpevole di gravi crimini contrari al diritto internazionale" nel suo Paese, come "coautore" o, almeno, come "responsabile".

"Ci aspettiamo che le autorità elvetiche procedano al fermo dell'indagato il più rapidamente possibile. Non c'è altra scelta", hanno dichiarato all'agenzia di stampa AFP gli avvocati francesi del denunciante William Bourdon e Philippine Vaganay.

Dal 2011, la Svizzera ha incluso nel suo diritto i crimini contro l'umanità e si riconosce una competenza universale per giudicare alcuni gravi crimini in base al diritto internazionale.

Il fermo del funzionario iraniano "è imperativo sia secondo la legge svizzera sia secondo il diritto internazionale, altrimenti la lotta contro l'impunità dei responsabili dei crimini più gravi rimane un'illusione", hanno aggiunto gli avvocati.

Incertezze

Kazem Gharibabadi era all'inizio della settimana a Ginevra, dove si è espresso davanti alla Conferenza sul disarmo e al Consiglio dei diritti umani. Ma si ignora se si trovi ancora sul posto oggi, mentre si tengono nuovi colloqui indiretti tra l'Iran e gli Stati Uniti sul programma nucleare iraniano.

Secondo la denuncia, la responsabilità di Gharibabadi "potrebbe essere invocata" per aver "partecipato e coperto atti di omicidio, violenze fisiche e sessuali, detenzione arbitraria, trattamenti inumani o degradanti e violazioni dei diritti fondamentali" durante la repressione dell'ondata di manifestazioni in Iran dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022.

All'epoca, ricorda la denuncia, Gharibabadi era un alto funzionario del potere giudiziario. "Aveva sotto il suo comando" coloro "che hanno attuato la politica mortifera che ha portato alla detenzione arbitraria, alle violenze, agli atti di tortura e agli omicidi commessi nell'ambito di queste detenzioni, nonché all'esecuzione di civili".