Svizzera

Violenza domestica in Svizzera, mozioni parlamentari chiedono legge quadro, monitoraggio e registrazione delle armi

Tre mozioni raccomandate dal Consiglio federale chiedono norme uniformi, più sostegno alle vittime e un monitoraggio nazionale di autori e armi

12 febbraio 2026
|

La violenza domestica deve essere combattuta più efficacemente in Svizzera. Lo chiedono tre mozioni che il Consiglio federale raccomanda di accogliere.

La mozione della consigliera agli Stati Marianne Maret (Centro/VS) chiede una legge quadro che disciplini la prevenzione, la protezione delle vittime e la repressione. A suo parere, in Svizzera gli attuali meccanismi di protezione sono insufficienti e troppo frammentati. Per questo, a suo parere, è necessaria una regolamentazione uniforme.

Si tratta, ad esempio, di norme vincolanti per la polizia, la giustizia e i servizi sociali e dell'armonizzazione delle misure preventive di protezione, come i divieti di contatto e di avvicinamento. La "senatrice" vallesana chiede inoltre un accesso facile e garantito ai centri di accoglienza per donne, ai luoghi di alloggio di emergenza e ai servizi di consulenza specializzati.

Lo stesso vale per un sostegno psicologico, sociale e giuridico completo, con, in particolare, un diritto gratuito e valido in tutta la Svizzera alla protezione e alla consulenza. Infine, la violenza domestica ripetuta e sempre più incontrollata deve essere definita legalmente, così come il femminicidio, e le pene previste devono essere fissate di conseguenza.

Monitoraggio degli autori di violenze

Nella sua mozione, la "senatrice" Andrea Gmür-Schönenberger (Centro/LU) chiede invece un sistema nazionale di monitoraggio nel campo della violenza domestica. Questo sistema dovrebbe consentire di registrare e controllare sistematicamente gli autori di simili gesti. A suo avviso è indispensabile se si vogliono identificare i fattori di rischio con sufficiente anticipo e prevenire le recidive.

Esso deve servire a stabilire il profilo dettagliato degli autori, ad analizzare i fattori di rischio rilevanti e a valutare il rischio di recidiva. Questo monitoraggio deve consentire di intervenire in modo mirato e di ridurre in modo decisivo le escalation di violenza potenzialmente letali, che possono arrivare fino al femminicidio.

Nel suo atto parlamentare, la consigliera nazionale Marionna Schlatter (Verdi/ZH) auspica invece una raccolta completa e standardizzata a livello nazionale delle informazioni relative alle armi da fuoco coinvolte in episodi di violenza e omicidi domestici.

La zurighese sottolinea che le armi da fuoco sono il mezzo più frequentemente utilizzato per commettere omicidi domestici (31%) e che hanno un effetto letale più spesso rispetto ad altri mezzi utilizzati. Tuttavia, le informazioni relative a queste armi non vengono sistematicamente registrate in caso di tali reati. Queste lacune privano l'analisi dei rischi di basi solide, impediscono una prevenzione mirata e indeboliscono la gestione delle minacce.