Il Consiglio federale ha annunciato oggi che sta rivedendo il suo progetto di revisione parziale di due ordinanze di esecuzione relative alla sorveglianza della corrispondenza postale e delle telecomunicazioni. In consultazione aveva raccolto pareri critici da tutti i fronti.
L'obiettivo del progetto - posto in consultazione nel gennaio del 2025 - era definire più chiaramente gli obblighi di collaborazione delle imprese di telecomunicazione, ad esempio in caso di sorveglianza autorizzata dalle autorità nell'ambito di un procedimento penale.
Al centro della revisione c'erano le imprese di telecomunicazioni classiche come Swisscom, Sunrise e Salt, ma anche i fornitori di servizi di messaggistica, telefonia VoIP, VPN, cloud o posta elettronica. È il caso, ad esempio, di WhatsApp o delle imprese svizzere Threema o Protonmail.
Era previsto di suddividerli in tre gruppi con obblighi diversi, a seconda del numero di utenti e del fatturato e di introdurre nuovi tipi di sorveglianza.
Il progetto è stato criticato da quasi tutti i partiti. Per i Verdi, il PS, i Verdi liberali, il PLR e l'UDC, esso minaccia la protezione dei dati, mette in pericolo la Svizzera come luogo di innovazione, rappresenta un intervento sproporzionato da parte dello Stato e ha conseguenze poco chiare.
Anche le aziende di messaggistica sono scese in campo. La svizzera Proton ha per esempio annunciato che avrebbe proceduto a una delocalizzazione. Il Parlamento ha pertanto chiesto al Governo di rivedere il tutto, temendo che la Confederazione si trasformasse in una società di sorveglianza di massa.
Il Consiglio federale ha già avviato lavori in tal senso. Una società esterna sta effettuando un'analisi d'impatto della normativa alla quale seguirà una nuova consultazione.