No del Ministero pubblico della Confederazione alla denuncia nei confronti del ticinese e di altri consiglieri federali. Resta in piedi quella alla Cpi

Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) ha già emesso i decreti di non luogo a procedere in seguito alla denuncia presentata lo scorso anno per complicità con Israele nei crimini commessi a Gaza contro alcuni consiglieri federali, tra cui Ignazio Cassis. Lo ha indicato all'agenzia Keystone-Ats il portavoce della procura federale, Maximilian Tikhomirov, confermando un'informazione di Rsi.
Venticinque avvocati elvetici martedì hanno denunciato Cassis anche alla Corte penale internazionale (Cpi). Uno di loro, Christophe Schaffter, era a conoscenza che la questione fosse già stata evasa, ma non aveva ricevuto i dettagli della decisione, ha precisato l’addetto stampa. Contattato dalla Rsi, Schaffter ha invece dichiarato che non sapeva che la questione fosse ormai liquidata.
Secondo il portavoce dell'Mpc, non vi è l'obbligo di notificare i dettagli del decreto di non luogo a procedere. Inoltre, non è possibile ricorrere, perché l'avvocato denunciante non ne ha diritto, non essendo parte lesa né accusatore privato. Stando alla Rsi i denunciati sono cinque: i consiglieri federali Cassis, Karin Keller-Sutter, Guy Parmelin e Martin Pfister, nonché l'ex titolare del Dipartimento della difesa (Ddps) Viola Amherd.
KeystoneCassis con il segretario dell’Osce a MoscaIn una conferenza stampa tenutasi martedì a Berna, gli avvocati hanno dichiarato che è necessario rivolgersi alla Cpi per avviare un'indagine contro il responsabile del Dfae data l'inazione della giustizia elvetica. A loro avviso, la Svizzera ha violato le Convenzioni di Ginevra e non ha rispettato il diritto internazionale umanitario.
Sempre secondo i 25 legali, Cassis avrebbe dovuto prendere tutte le misure a sua disposizione per impedire che venissero commessi tali crimini da parte di Israele o, come minimo, non favorirli in alcun modo, cosa che non ha fatto.
Inoltre, il consigliere federale ticinese avrebbe dovuto interrompere tutte le relazioni commerciali con Israele, continuare a finanziare l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa, vietare completamente l'esportazione di armi e beni a duplice uso (civile e militare) e usare la sua influenza diplomatica, morale ed economica per impedire il genocidio.
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