"È una situazione che adesso monitoriamo - ha aggiunto Cirio -, perché i ragazzi, ed è una cosa che dobbiamo ricordare sempre, quando intervengono poi vanno a farsi curare solo al termine del servizio, dell'emergenza. Quindi soltanto domani avremo un quadro più completo, un quadro più chiaro. Però era doveroso per noi essere qua questa sera, era doveroso perché come da una parte non possiamo non condannare con fermezza questa delinquenza premeditata, perché quella di oggi era una delinquenza premeditata. Se da una parte non possiamo non condannarla con forza, dall'altra parte non possiamo non essere vicini come regione Piemonte ai servitori dello Stato, che sono quei ragazzi, che sono gli agenti delle forze dell'ordine che oggi erano impegnati. E la nostra presenza qua, è la presenza di chi dice che la Regione è convinta che il bene sta dove c'è una divisa, il male sta dove c'è Askatasuna, perché lì ci stanno i delinquenti. Perché Askatasuna vuol dire libertà soltanto nell'etimologia basca, ma in Piemonte e a Torino Askatasuna vuol dire delinquenza, non rispetto della legalità e di impossibilità di qualsiasi convivenza con una comunità democratica".
"E oggi - ha concluso il presidente della Regione -, se qualcuno aveva ancora dei dubbi, ne abbiamo avuto un'ultima prova dopo trent'anni di delinquenza conclamata". A chi vorrebbe riprendere il percorso di legalizzazione di Askatasuna o ridare, insomma, uno spazio a questo movimento, "per quanto riguarda la Regione - ha risposto - non ci sono forme di legalizzare l'illegalità, è qualcosa che non esiste. L'illegalità si chiude e Askatasuna doveva essere sgomberato 30 anni fa e per fortuna c'è stato un governo, il governo Meloni, che ha avuto il coraggio di ripristinare la legge e di restituire ai cittadini quello che è dei cittadini".