Dieci esperti indipendenti denunciano la criminalizzazione delle libertà fondamentali e chiedono alla Svizzera di rispettare i propri obblighi internazionali
Dieci esperti delle Nazioni Unite, che non si esprimono però a nome dell'ONU ma a titolo individuale, si dicono allarmati dai procedimenti penali avviati contro studenti che hanno partecipato a un sit-in per Gaza nel maggio del 2024 al Politecnico federale di Zurigo (ETH). Oggi hanno denunciato la criminalizzazione delle libertà fondamentali tramite un comunicato pubblicato a Ginevra.
Una settantina di studenti avevano invitato l'ETH a ritirarsi da qualsiasi attività di ricerca legata all'industria militare israeliana. L'alta scuola aveva sporto denuncia per violazione di domicilio e la polizia aveva allontanato i manifestanti che si rifiutavano di lasciare gli spazi occupati.
Sul suo sito il Politecnico ammetteva di non poter escludere che le sue conoscenze potessero essere utilizzate dai militari, in assenza di controlli sull'applicazione finale delle collaborazioni scientifiche. L'ETH è quindi "potenzialmente complice di crimini internazionali", sostengono nella nota gli esperti, tra i quali la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Paola Albanese.
Lo scorso maggio sono state poi introdotte normative federali, che però non si applicano alla ricerca fondamentale. La responsabilità è delegata ai ricercatori senza alcun controllo istituzionale, lamentano i dieci esperti, che hanno condotto la loro indagine quali indipendenti.
A seguito del sit-in, 38 studenti hanno ricevuto un decreto d'accusa da parte della procura e 17 di loro hanno deciso di presentare ricorso. Lo scorso ottobre cinque di loro sono stati condannati per violazione di domicilio a pene pecuniarie sospese, ma la difesa aveva annunciato che avrebbe presentato ricorso. Altri due sono stati assolti per motivi procedurali. Le decisioni relative ai restanti dieci sono tuttora pendenti.
"L'attivismo degli studenti è un'espressione delle loro libertà fondamentali e non deve essere criminalizzato". Le università e gli Stati devono garantire che esprimere solidarietà alle cause dei diritti umani e chiedere conto alle istituzioni statali delle loro responsabilità, in particolare nei casi pienamente documentati di crimini internazionali, non comporti intimidazioni, azioni legali o danni a lungo termine per il futuro degli studenti, scrivono gli esperti, tra cui sei relatori speciali delle Nazioni Unite, chiedendo alla Svizzera di conformarsi ai propri obblighi internazionali. Auspicano pure che cessi la potenziale complicità in crimini internazionali di partenariati di ricerca.
"La ricerca finanziata con fondi pubblici non deve contribuire, direttamente o indirettamente, a crimini di guerra, crimini contro l'umanità o genocidio", aggiungono gli esperti. "Gli Stati e le istituzioni hanno l'obbligo di garantire che ciò non avvenga".
I dieci sono esperti indipendenti in materia di diritti umani nominati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nell'ambito di una cosiddetta "procedura speciale", come quella presentata nel comunicato, lavorano a titolo volontario; non fanno parte del personale delle Nazioni Unite e non percepiscono alcun compenso per il loro lavoro. Sebbene l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) funga da segretariato per le procedure speciali, gli esperti agiscono a titolo individuale e sono indipendenti da qualsiasi governo o organizzazione, compresi l'OHCHR e le Nazioni Unite. I punti di vista o le opinioni espressi sono quelli degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell'ONU.