L'archiviazione dei procedimenti per abusi sessuali contro cinque sacerdoti della Chiesa cattolica da parte della procura cantonale di San Gallo ha suscitato "dolore e delusione" nelle vittime. Lo ha comunicato oggi la Comunità d'interesse per le vittime di abusi nell'ambiente ecclesiale (IG-M!kU), reagendo alla decisione del ministero pubblico sangallese.
Quest'ultimo ieri aveva spiegato in modo dettagliato il motivo per cui cinque denunce nei confronti di sacerdoti per abusi sessuali non abbiano portato ad alcuna imputazione: a giocare un ruolo è stata la prescrizione o una situazione probatoria poco chiara per reati risalenti a diversi decenni prima.
Le archiviazioni non mettono in dubbio la sofferenza vissuta dalle persone coinvolte, "ma rendono visibili i limiti del diritto penale nel caso della violenza sessualizzata storica", si legge nella presa di posizione della comunità di interesse.
In essa viene contestata una formulazione della procura che parlava di un "disinteresse" di alcune vittime a una nuova confrontazione con gli abusi subiti. Non si tratta di "disinteresse" - sottolinea la IG-M!kU - , bensì di "esaurimento e autodifesa". Molte persone, dopo decenni di lotte interiori, non hanno più la forza di sottoporsi nuovamente a procedure traumatiche.
È stato un passo necessario che le diocesi abbiano presentato delle denunce penali. Tuttavia, la responsabilità non si esaurisce con la denuncia o con l'archiviazione di un procedimento, ma si manifesta anche nel modo in cui si trattano le vittime in seguito, indipendentemente dall'esito giuridico, viene indicato.
Alcune delle persone coinvolte aspettano ancora "una richiesta di scuse onesta e credibile", ha dichiarato a Keystone-ATS Vreni Peterer, presidente della IG-M!kU. Si tratta di un chiaro riconoscimento dell'ingiustizia subita, eventualmente anche nel contesto di un colloquio personale, aggiunge.