Il ricorso dei Giuristi democratici contesta la ricerca automatizzata dei veicoli, le telecamere indossate e la videosorveglianza imposta; la legge è in vigore dal 1° agosto 2024
C'è attesa per l'udienza pubblica di venerdì 23 gennaio, nel corso della quale il Tribunale federale (TF) esaminerà la revisione parziale della legge sulla polizia del Canton Berna, già in vigore. L'associazione Giuristi democratici (GD) contesta in particolare la ricerca automatizzata dei veicoli.
GD critica anche le nuove disposizioni relative alle telecamere indossate dagli agenti e la possibilità di imporre la videosorveglianza a un Comune contro la sua volontà. A suo avviso, tali misure violano diversi diritti fondamentali e sono contrarie alla Costituzione.
Per quanto riguarda la lettura automatizzata delle targhe automobilistiche, i GD criticano il periodo di conservazione dei dati, che può arrivare fino a 60 giorni. Temono che si crei così una base giuridica che consenta una sorveglianza sistematica.
Il Consiglio di Stato ha da parte sua replicato che l'impiego di questi dati è soggetto a requisiti elevati. È inoltre previsto un diritto di informazione e un'autorità di controllo indipendente che garantisce i diritti delle persone registrate.
La revisione della legge è stata approvata nel novembre del 2023 dal Gran Consiglio a larga maggioranza, nonostante alcune disposizioni siano state oggetto di aspre contestazioni.
Il ricorso è stato presentato dalla sezione bernese dei GD, da diversi partiti di sinistra e dalle organizzazioni dirittifondamentali.ch e humanrights.ch. Il TF ha respinto una richiesta di effetto sospensivo e la legge è entrata in vigore il 1° agosto 2024.
Non è la prima volta che Mon Repos è chiamato a pronunciarsi in merito alla legge bernese sulla polizia. Dopo la revisione completa del 1° gennaio 2020, i GD e numerose altre organizzazioni avevano presentato ricorso al TF.
Nell'aprile del 2020, la Prima Corte di diritto pubblico aveva annullato due disposizioni, riguardanti l'uso del GPS e la possibilità di espellere rapidamente nomadi stabilitisi in un sito senza autorizzazione.
L'articolo sul GPS consentiva di seguire gli spostamenti di una persona in tempo reale. Per avviare tale sorveglianza non erano necessarie né un'autorizzazione preventiva né un sospetto di reato.
(causa 1C_354/2024)