Svizzera

Consiglio federale favorevole a riabilitare i cittadini svizzeri che combatterono nella resistenza in Francia e in Italia

L'esecutivo appoggia l'iniziativa parlamentare del 2021 della consigliera Stéphanie Batou Prezioso: annullamento generale delle condanne senza indennità o domande individuali

14 gennaio 2026
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Gli svizzeri che hanno combattuto nella resistenza francese e italiana durante la Seconda guerra mondiale potrebbero venir riabilitati. È quanto pensa il Consiglio federale che sostiene un'iniziativa parlamentare in tal senso presentata nel 2021 dalla consigliera nazionale Stéphanie Batou Prezioso (Verdi/GE), storica di professione.

All'epoca, e ciò vale anche oggi, ogni cittadino svizzero che si arruolava in un esercito straniero commetteva un reato punibile dal codice penale militare. Gli svizzeri che hanno combattuto in Francia e Italia nelle formazioni partigiane furono condannati su questa base (simile destino toccò anche ai volontari partiti nel 1936 per combattere in Spagna dopo il colpo di Stato di Francisco Franco poi riabilitati dal parlamento nel 2009, n.d.r.).

L'iniziativa chiede che le sanzioni pronunciate contro gli svizzeri che hanno combattuto nella resistenza siano abrogate. In una nota odierna, il governo sostiene che il progetto "onori l'impegno dei volontari per la libertà e la democrazia", precisando comunque che le sentenze pronunciate all'epoca rispettavano la legge in vigore. L'annullamento, precisa ancora l'esecutivo, non mette in discussione il divieto di arruolarsi in un esercito straniero.

Alla stregua di quanto prevede la legge federale sulla riabilitazione dei volontari della guerra civile spagnola, non sarà possibile chiedere riabilitazioni individuali mediante domanda, né saranno versate indennità finanziarie, specifica il governo.

Guerra civile

Nel 2009, il parlamento decise di riabilitare i circa 800 svizzeri condannati per aver combattuto il franchismo in Spagna nella seconda metà degli anni Trenta, realizzando un'iniziativa parlamentare dell'allora consigliere nazionale, oggi agli Stati, Paul Rechsteiner (PS/SG).

In precedenza, il parlamento aveva già riabilitato le persone condannate per aver aiutato le vittime del nazismo. Contrariamente a queste ultime, il progetto concernente la guerra civile spagnola non prevedeva riabilitazioni individuali, ma solo una generale.

L'iniziativa era stata difesa in parlamento anche dall'ex consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf. La ministra grigionese aveva affermato che il nostro modo di concepire oggi la democrazia ci permette di fare un gesto nei confronti di persone che hanno lottato per degli ideali. La ministra di giustizia e polizia aveva però sottolineato che tale gesto non andava visto come una critica nei confronti delle autorità giudiziarie dell'epoca che non fecero altro che applicare il diritto vigente.

Condanne severe

Dal 18 luglio 1936, giorno che coincide con il sollevamento militare contro la Seconda repubblica spagnola, e fino al 1939, perirono nella guerra civile 170 volontari elvetici.

Chi scampò alle pallottole e alle bombe dei nazionalisti o delle forze loro alleate dovette fare i conti con la giustizia al proprio ritorno in patria. Quattrocento persone furono condannate a vari mesi di carcere per aver servito in un esercito straniero.