Il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud: ‘Non ce lo spieghiamo. Assumeremo tutte le responsabilità’. Decise misure immediate

L’ultimo controllo nel bar ‘Le Constellation’, teatro della tragedia che la notte di Capodanno a Crans-Montana ha fatto 40 morti e 116 feriti, risale al 2019. Poi, per sei anni, più niente. «Lo rimpiangiamo amaramente», ha detto il sindaco Nicolas Féraud a nome dell’Esecutivo. Perché dal 2020 al 2025 i sei controlli antincendio periodici (annuali) previsti dalla legge non sono stati fatti? «Non ce lo spieghiamo: oggi non abbiamo una risposta» a questa domanda, posta a ripetizione a Féraud dai giornalisti (svizzeri, italiani, francesi e di altri Paesi) presenti a un’affollata conferenza stampa svoltasi martedì mattina nel centro congressi della località vallesana. «Ci assumeremo tutta la responsabilità che la giustizia stabilirà», ha ripetuto il sindaco.
Féraud è apparso provato. «È estremamente difficile esprimere la tristezza quando si vede questa ingiustizia, tutte queste cose che certamente avrebbero potuto essere evitate», ha dichiarato. Con la voce rotta dalle lacrime, ha parlato di una settimana «estremamente difficile». Lui porterà «questo fardello e la tristezza delle famiglie per tutta la vita».
Alla stampa il Comune ha voluto esporre «i fatti». Che sarebbero questi:
Due le misure immediate decise dal Comune: un’azienda esterna è stata incaricata di controllare tutti i 128 locali pubblici del Comune (l’ispezione a tappeto riguarderà anche i materiali, benché la legge non lo preveda); all’interno dei locali pubblici verranno vietati fuochi pirotecnici di qualsiasi tipo. Il Municipio ha peraltro revocato la licenza d’esercizio a ‘La Petite Maison’, gestito a Crans-Montana dagli stessi titolari del ‘Constellation’. Il locale è già stato chiuso.
Bombardato dalle domande dei giornalisti, Nicolas Féraud ha più volte rimandato all’inchiesta in corso. Ha detto di non sapere al momento se in altri bar o locali del genere sia presente la schiuma acustica utilizzata al ‘Constellation’.
Il sindaco non è stato in grado nemmeno di spiegare su quale base il Comune – che in questa vicenda si considera «vittima» – abbia deciso di costituirsi parte lesa nell’inchiesta penale in corso. Le autorità comunali vogliono poter fornire tutte le informazioni utili, è stato spiegato. Questo però non è un criterio per potersi costituire parte civile. Sarà la magistratura a stabilire se il Comune possa essere considerato parte lesa in un’inchiesta che per ora riguarda solo i due gerenti.
Féraud, affiancato da tre colleghi dell’Esecutivo, ha poi spiegato che il numero delle uscite di sicurezza (due) era adeguato per la capienza autorizzata del locale (100 persone nel sottosuolo, 100 al pianterreno). Queste dovevano essere ispezionate dall’incaricato del Comune. Non è chiaro se al momento del dramma fossero aperte o chiuse. Anche il numero degli estintori (uno) era conforme. E un sistema d’allarme antincendio non era necessario per un locale di tali dimensioni. Alla luce di quanto successo, comunque, «è chiaro» che i responsabili della sicurezza del Comune «avrebbero dovuto prestare maggior attenzione», ha affermato il sindaco.
Féraud è stato interpellato anche su un video diffuso lunedì dalla Rts, risalente al Capodanno 2019-2020. Vi si vedono clienti festanti nel locale seminterrato, e le solite bottiglie di champagne con le candeline pirotecniche; a un tratto qualcuno esclama: «Fate attenzione alla schiuma!». Un «video spaventoso», che mostra una «cultura del rischio sconsiderata» da parte del gerente, ha detto il sindaco. «Avremmo voluto» che gli avventori che ora dicono di aver visto qualcosa che non andava ci avessero contattato. «Se avessimo saputo qualcosa, saremmo intervenuti immediatamente».
Molti giornalisti italiani hanno chiesto a Féraud se si dimetterà. Lui ha risposto sempre allo stesso modo: «Non si abbandona la nave in piena tempesta». Sollecitato, il sindaco non si è scusato con le famiglie delle vittime.
Il Comune di Crans-Montana e tutte le autorità devono assumersi pienamente le loro responsabilità. È la presa di posizione dell’avvocato Romain Jordan, che rappresenta diverse vittime. I suoi clienti apprezzano lo sforzo di trasparenza delle autorità comunali, ma hanno preso atto “con sgomento” delle informazioni comunicate, si legge in una nota. “L’impressionante quantità di inadempienze e lacune nei controlli rende ancora più urgente la questione dell’avvio di un’indagine sul Comune” (ma solo persone fisiche possono essere imputate, e non entità come un Comune o il Cantone, aveva ricordato lunedì la procuratrice generale vallesana Béatrice Pilloud). Respinto inoltre “con forza e senza indugio” il tentativo di quest’ultimo di “presentarsi come vittima”, ciò che “equivale a privare le vere vittime di questa tragedia del loro status, il che è inaccettabile”.
L’inchiesta viene portata avanti da un ‘pool’ di quattro procuratrici guidato dalla vice procuratrice generale vallesana Catherine Seppey. Numerosi gli aspetti sui quali dovrà fare luce: dal numero di persone che si trovavano al ‘Constellation’ la notte di Capodanno alla loro età (molti erano i minorenni, che in quanto tali dopo le 22 in un simile locale avrebbero dovuto essere accompagnati dai genitori); dalla larghezza della scala (ristretta a fine 2015) che collega il pianterreno a quello nel sottosuolo all’effettiva accessibilità delle uscite di sicurezza; e via dicendo. Andrà anche appurato se vi sono responsabilità da parte degli uffici cantonali preposti.
Intanto, pure la Procura di Parigi ha aperto un fascicolo. Per “accompagnare le famiglie francesi nelle indagini condotte dalle autorità svizzere”, ha spiegato la procuratrice di Parigi Laure Beccuau in una nota.