I Verdi criticano il ministro dell'ambiente Albert Rösti per aver rifiutato di fissare un limite massimo per tre pesticidi "molto tossici" nel contesto della consultazione su un progetto per la protezione delle acque. In un comunicato odierno il partito ecologista chiede pertanto di "fare luce sull'influenza della lobby agricola". Per l'Unione Svizzera dei Contadini il progetto renderebbe inutilizzabili i prodotti.
Secondo i Verdi è provato che queste sostanze (deltametrina, foramsulfuron e lambda-cialotrina) inquinano l'acqua potabile, sono cancerogene e fatali per certi organismi acquatici, per cui ritengono che il Consiglio federale non protegga sufficientemente le acque svizzere, anche alla luce della legge sulla protezione delle acque "che impone di definire dei valori limite per le sostanze la cui pericolosità è dimostrata".
Inoltre viene chiamata in causa l'Unione svizzera dei contadini (USC), che avrebbe raccomandato proprio di non fissare dei limiti. "Per Rösti soddisfare la lobby agricola è palesemente più importante che proteggere le acque", denuncia il consigliere nazionale vallesano Christophe Clivaz.
In una presa di posizione inviata a Keystone-ATS, l'USC ritiene normale essere stata contattata per una questione che la riguarda. "Non si esige l'assenza di valori limiti per le sostanze in questione, che già sottostanno, come tutti i pesticidi al valore massimo di 0,1 microgrammi. Tuttavia, i limiti proposti dall'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) rappresentano un indurimento delle norme da 100 a 1000 volte superiori, che avrebbe come conseguenza pratica l'inutilizzabilità di questi prodotti. Siccome non esistono alternative le ripercussioni sulla produzione alimentare sarebbero importanti".
La branca sottolinea come l'agricoltura sia sulla buona strada per rispettare il percorso di riduzione dei prodotti fitosanitari deciso dal Parlamento e che la protezione delle coltivazioni, e di conseguenza la produzione è minacciata.