diplomazia ed economia

Investimenti e politiche comuni, così la Svizzera vuole addolcire Trump sui dazi

La visita degli industriali ha portato idee, offerte economiche e perfino qualche regalo personale al presidente americano. Obiettivo 15%

Trump con la famosa lista del 2 aprile scorso
(Keystone)
9 novembre 2025
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Stanno emergendo dettagli sempre più chiari sull'incontro di qualche giorno fa alla Casa Bianca, dove alcuni big dell'economia svizzera hanno chiesto e ottenuto udienza con il presidente americano Donald Trump. A raccontare i particolari sono stati i domenicali svizzero-tedeschi: durante i colloqui a Washington, gli imprenditori elvetici hanno suggerito vari modi per ammorbidire l'effetto dei dazi al 39% che gli Stati Uniti hanno imposto alla Confederazione.

Secondo il SonntagsBlick, tra le opzioni sul tavolo ci sarebbero proposte che includevano la delocalizzazione di alcune fonderie d'oro direttamente in territorio americano, investimenti ingenti nel mondo dei farmaci, il sostegno, a vario titolo, a lavori per migliorare le infrastrutture, oltre alla promessa di fare nuovi affari dall'industria aeronautica statunitense (un nervo scoperto dopo il caso degli F-35 e il rincaro, a danni della Svizzera, a contratto ormai chiuso).

KeystoneAnche un Rolex tra i regali per Trump

L'atmosfera, stando alle indiscrezioni, era rilassata, un'atmosfera cordiale e allo stesso tempo votata al pragmatismo, con trattative e affari incrociati – proprio come piace a Trump, e come il presidente Usa ha impostato tutte le negoziazioni legate ai dazi – e alla fine sono arrivati pure dei regali simbolici: un orologio Rolex e un lingotto d'oro con una dedica incisa.

La SonntagsZeitung racconta nello specifico che, durante le trattative informali nello Studio Ovale, gli Usa avrebbero messo sul piatto due nuove richieste. La prima è che in futuro la Svizzera adotti, almeno in parte, le sanzioni stabilite dagli americani. La seconda riguarda un maggiore controllo sugli investimenti, per bloccare aziende cinesi dall'acquistare settori chiave dell'industria. Queste idee hanno già scatenato forti reazioni da tutte le parti: i liberali dicono che gli Usa sono fuori dal mondo, i socialisti pretendono invece che il governo federale spieghi bene la situazione, facendo chiarezza su chi e come porta avanti le trattative con Washington, il Centro rifiuta di farsi mettere i piedi in testa dalla Casa Bianca, e anche l’Udc non vuole accettare passivamente tutto quello che vuole Trump.

KeystoneGuy Parmelin

Secondo i due domenicali, nelle prossime settimane potrebbe uscire una sorta di accordo preliminare sull'asse Berna-Washington, ma il momento della verità arriverà a gennaio, al World Economic Forum di Davos. Se le cose fileranno lisce, lì – probabilmente – dovrebbe essere svelato il patto che risolverebbe una volta per tutte la questione dei dazi, il cui punto di caduta potrebbe aggirarsi intorno al 15%, in linea con ciò che paga l'Unione europea.