Svizzera

Richiesta di annullamento del voto sulla legge Id-e

Il comitato referendario accusa Swisscom di interferenze illecite

29 settembre 2025
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Il comitato referendario contrario alla legge sull'identità elettronica (Id-e), approvata di recente con una maggioranza risicata del 50,4%, ha formalmente richiesto l'annullamento del voto. Secondo un comunicato del comitato, il risultato sarebbe stato influenzato da un'interferenza illecita da parte di Swisscom, un'azienda statale.

Il comitato "no alla legge sull'Id-e" aveva già presentato un ricorso il 22 settembre, come precisato nella nota. Swisscom AG avrebbe donato unilateralmente 30.000 franchi al "Comitato economico per l'Id-e svizzera" e partecipato attivamente al comitato "Alleanza pro e-ID", con un dirigente che ha pubblicamente sostenuto il progetto.

Inoltre, l'associazione digitalswitzerland, di cui il CEO di Swisscom è membro della direzione, ha sostenuto il comitato favorevole alla legge con 150.000 franchi. Questo contributo finanziario e organizzativo sarebbe stato "occultato", violando il requisito di trasparenza, secondo il comunicato.

Il comitato referendario accusa Swisscom di violare la libertà di voto garantita dalla Costituzione federale, sottolineando che le aziende vicine alla Confederazione devono mantenere la neutralità politica e non influenzare il processo democratico.

Prima della votazione, il comitato aveva inviato una lettera al consigliere federale Albert Rösti, chiedendo la sospensione delle attività di Swisscom nella campagna e trasparenza sugli interventi precedenti. Anche il presidente di Mass Voll, Nicolas Rimoldi, ha presentato un ricorso sulla votazione.

L'Unione democratica federale (UDF), anch'essa contraria alla legge, ha chiesto di ripetere il voto a causa del "dono inammissibile" di Swisscom, esortando il Consiglio federale a garantire una votazione corretta.

Felix Uhlmann, professore di diritto costituzionale e amministrativo all'Università di Zurigo, ha dichiarato che i ricorsi potrebbero avere successo davanti al Tribunale federale (TF). Il TF dovrà valutare se Swisscom sia considerata "pubblica" o "privata", dato che le aziende private hanno maggiore libertà di finanziamento.

Se Swisscom fosse considerata un'azienda pubblica, il TF dovrà verificare la proporzionalità della sua partecipazione alla campagna. L'esito è incerto, ma la questione chiave è quanto Swisscom sia "toccata" dall'Id-e. Swisscom vende servizi di firma digitale e l'Id-e semplificherebbe l'acquisto di abbonamenti di telefonia mobile.

Secondo il Controllo federale delle finanze, Swisscom ha contribuito con 30.000 franchi alla campagna pro Id-e, una somma significativa rispetto al budget del comitato referendario. Swisscom, di cui il 51% delle azioni è di proprietà della Confederazione, è considerata un'azienda vicina allo Stato e, secondo la giurisprudenza del TF, deve mantenere la neutralità politica.