Svizzera

La Svizzera ha tentato l’ultima carta sui dazi

Bocche cucite dopo l’incontro di Keller-Sutter e Parmelin con Rubio a Washington. La deadline è tra poche ore

Keller-Sutter e Rubio
(Keystone)
6 agosto 2025
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La presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter ha fatto sapere di avuto un "ottimo scambio" con il Segretario di Stato americano Marco Rubio sui dazi doganali mercoledì a Washington. Tuttavia, mentre il tempo scorre (con i dazi al 39% che dovrebbero partire oggi stesso) non sono al momento emerse informazioni su un possibile ammorbidimento della posizione americana.

Si è trattato di un "incontro molto positivo, uno scambio molto cordiale e aperto sulle questioni comuni", ha dichiarato Keller-Sutter al termine dell’incontro, iniziato alle 16.15 e concluso intorno alle 17. Da parte sua, il portavoce di Rubio ha confermato l’incontro con Keller-Sutter e il ministro dell'Economia Guy Parmelin per discutere “dell'importanza di una relazione commerciale equa e bilanciata a beneficio del popolo americano”. Riaffermando anche il loro impegno a rafforzare la cooperazione bilaterale in materia di difesa.

Discussioni ampie e silenzio con i media

La presidente della Confederazione ha lasciato intendere su X che gli scambi hanno avuto un'ampia portata: "Abbiamo discusso della cooperazione bilaterale tra Stati Uniti e Svizzera, dei dazi doganali e di questioni internazionali", ha twittato. “Insieme al vice-presidente Guy Parmelin, abbiamo anche incontrato importanti leader economici americani per discutere dei dazi doganali”.

I due membri del Consiglio federale sono partiti martedì in fretta e furia con una delegazione di alto livello per Washington, per negoziati dell'ultima ora. Obiettivo: attenuare la posizione del presidente americano Donald Trump, che il 1° agosto aveva imposto – a sorpresa, almeno per quanto riguarda Berna – una sovrattassa doganale del 39% sulle esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti. La sovrattassa è significativamente più alta di quella imposta ai Paesi dell’Ue (15%) e superiore a quella applicata alla stragrande maggioranza dei Paesi, facendo temere una perdita di competitività e riduzioni di posti di lavoro in Svizzera.

Le strategie e il muro della Casa Bianca

Gli osservatori non sono stati in grado, al momento, di indicare se sia stato stabilito un contatto diretto con Donald Trump, ma sembra poco probabile. Keller-Sutter e Parmelin non hanno infine previsto una conferenza stampa a Washington al termine dell’incontro. E non è prevista una comunicazione ai media prima del loro rientro in Svizzera, che probabilmente avverrà venerdì.

KeystoneParmelin e Keller-Sutter a Washington

La delegazione del Consiglio federale era partita con l'idea di presentare "una nuova offerta" più allettante al presidente americano per convincerlo a moderare la sua posizione. Durante il fine settimana, Parmelin aveva evocato alcune possibili strade percorribili per un avvicinamento, come l'acquisto di gas naturale liquefatto americano (sulla falsariga delle concessioni fatte dall'Ue agli Stati Uniti) o maggiori investimenti delle grandi imprese svizzere oltreoceano, con l'obiettivo di ottenere infine un accordo più favorevole.

I punti delicati

Tra i principali punti di scontro le forniture militari e i prodotti farmaceutici. Trump rimprovera alle multinazionali farmaceutiche – in particolare quelle svizzere – di "arricchirsi alle spalle del popolo americano" vendendo i loro prodotti a prezzi molto più alti negli Stati Uniti rispetto ad altri Paesi. Ciò è possibile perché negli Stati Uniti i prezzi sono liberi, mentre in Svizzera, ad esempio, sono fissati dallo Stato. Secondo una fonte citata da Reuters, l'amministrazione Trump starebbe spingendo la Svizzera ad acquistare energia e armi Made in Usa.

Prima di recarsi da Rubio, Keller-Sutter e la sua delegazione hanno incontrato capi di aziende svizzere, tra cui Severin Schwan, presidente di Roche e Alfred Gantner e Marcel Erni, fondatori del fondo di investimento Partners Group. Il gruppo, come da copione, avrebbe parlato dei dazi imposti da Washington. In giornata erano previsti altri incontri con dirigenti di aziende svizzere operanti negli Stati Uniti

L’accordo disatteso

A inizio luglio, a seguito di discussioni con il segretario al Tesoro Scott Bessent e il rappresentante al Commercio Jamieson Greer, la Svizzera aveva concluso una bozza di accordo con gli Stati Uniti che prevedeva dazi molto più vantaggiosi. Ma Trump, che nel frattempo aveva avuto ulteriori scambi con la presidente Keller-Sutter (riferendo dell’ultimo così: “Ho parlato con il primo ministro svizzero. Una donna, non la conosco. È stata gentile, ma non ha capito cosa ho detto”), ha cambiato idea. Da parte sua, l’Ue ha ottenuto un tasso "ridotto" del 15% in cambio dell'impegno ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti nucleari americani per 750 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, oltre a offerte vantaggiose per gli Stati Uniti sugli acquisti di armi.