16.10.2022 - 12:02
Aggiornamento: 14:32

Vallese: non chiudere impianti sciistici per penuria energetica

Il Consiglio di Stato vallesano prende posizione su un’eventuale decisione in questo senso del Consiglio federale. Sì a una riduzione dei consumi

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Le stazioni sciistiche sono essenziali per l’economia dell’arco alpino e non possono fare le spese di eventuali episodi di penuria energetica. È la posizione del governo vallesano, che deplora la lentezza del Consiglio federale nello stabilire le priorità in caso di mancanza di corrente.

"Il Consiglio federale fatica a pubblicare le sue ordinanze. Non ci dice cosa intende fare in caso di penuria", afferma in un’intervista pubblicata oggi sul domenicale romando Matin Dimanche il capo del Dipartimento vallesano dell’economia e della formazione Christophe Darbellay (Alleanza del Centro).

A suo avviso, la chiusura delle stazioni non può essere esclusa. "In caso di crisi, tutto può accadere", dice il "ministro" cantonale, già consigliere nazionale e presidente del Ppd svizzero. "Ma ci batteremo fino in fondo per impedire che il Consiglio federale tagli l’ossigeno alle regioni alpine".

Attività economica vitale per le regioni di montagna

Berna non deve considerare le stazioni sciistiche come "semplici strutture per il tempo libero, come una spa privata o le illuminazioni natalizie", aggiunge. "Sarebbe un grave errore, perché le stazioni sciistiche sono un’attività economica vitale per tutte le regioni di montagna".

Darbellay non è contrario a una riduzione del consumo di elettricità degli impianti di risalita, se questo può evitare le chiusure. È possibile risparmiare il 5% dei consumi – e le stazioni turistiche invernali ci stanno attualmente lavorando –, ma "dal 10% si soffre, e il 15% non è praticabile".

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