Svizzera

Un velo indossato male e la morte: il grido degli svizzeri

Più di mille persone hanno manifestato in varie città a sostegno delle della protesta in corso in Iran dopo la morte della 22enne curda Mahsa Amini

Per non dimenticare
(Keystone)
1 ottobre 2022
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Anche in Svizzera sabato più di mille persone hanno manifestato in varie città a sostegno delle proteste in corso in Iran dopo la morte della 22enne curda Mahsa Amini.

A Zurigo, un migliaio di persone ha manifestato in parte sotto la pioggia battente, mentre a Berna 200 manifestanti si sono riuniti davanti all’ambasciata iraniana, hanno potuto constatare giornalisti di Keystone-Ats. In serata un’altra manifestazione è prevista a Ginevra.

A Berna, la polizia ha arrestato un manifestante che ha tolto la bandiera iraniana dal terreno dell’ambasciata. Non si sono verificati incidenti gravi.

Grido di protesta

I manifestanti hanno innalzato cartelli e scandito tra l’altro "Via via via - il Mullah deve andarsene". A Zurigo c’erano fra i manifestanti anche politici, tra cui il consigliere nazionale Balthasar Glättli (Verde) e la consigliera nazionale Min Li Marti (Ps).

Ricordiamo la tragica vicenda: il 13 settembre scorso la ventiduenne Mahsa Amini è stata arrestata a Tehran dalla polizia religiosa, dove si trovava con la sua famiglia per fare acquisti, a causa della mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo, in vigore dal 1981. Dopo essere stata arrestata per aver indossato l’hijab in modo non adeguato (forse considerato troppo allentato) e condotta presso una stazione di polizia, la giovane è in seguito deceduta in circostanze sospette il 16 settembre, dopo 3 giorni di coma, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica.

La ragazza presentava ferite riconducibili a un pestaggio, nonostante le dichiarazioni della polizia affermassero che era deceduta a seguito di un infarto. Testimoni oculari hanno affermarono che era stata picchiata e che aveva battuto la testa. L’incidente avrebbe causato un’emorragia cerebrale. La morte di Mahsa Amini è diventata un simbolo di violenza contro le donne sotto la Repubblica islamica dell’Iran. Il presidente Ebrahim Raisi ha chiesto al ministro dell’Interno Ahmad Vahidi di aprire un’indagine sull’accaduto.


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