18.08.2022 - 13:01
Aggiornamento: 14:11

Torna il sereno sul turismo. Ma la crisi non è alle spalle

Svizzera Turismo tira le somme della prima parte della stagione, ed è un bilancio positivo. In vista dell’autunno la prudenza resta però d’obbligo

Ats, a cura di Red.Web
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Un gradito ritorno

Malgrado il bilancio parziale della stagione estiva sia positivo, il turismo svizzero deve ancora fare i conti con una buona dose di vento contrario. La presenza di ospiti stranieri rimane infatti distante dai livelli pre-Covid, e la prudenza è d’obbligo in vista dell’autunno.

Secondo un sondaggio condotto da Svizzera Turismo, c’è ancora grande interesse nel trascorrere le vacanze nella Confederazione, ha spiegato il direttore dell’associazione di categoria Martin Nydegger durante un incontro con la stampa a Zurigo. Nel confronto provvisorio con il 2021, gli ospiti svizzeri sono diminuiti, mentre quelli provenienti dall’estero sono tornati ad aumentare.

La stima per il periodo giugno-agosto racconta di una crescita complessiva su base annua del 3% dei pernottamenti e fino al 12% del numero di persone sulle ferrovie di montagna, nei musei o nei ristoranti. Tuttavia, per il mese di luglio, ad esempio, il totale di pernottamenti alberghieri resta del 15% inferiore a quello del 2019.

Continuano invece a rimanere più elevati del periodo precedente alla pandemia i soggiorni in hotel degli svizzeri. Se è vero che rispetto al 2021 da record in luglio si è assistito a un calo del 10% (le vacanze all’estero sono tornate di moda con l’allentarsi della crisi sanitaria), nel paragone con tre anni fa si è ancora sopra di oltre il 17%.

Sull’insieme del primo semestre, i pernottamenti dei turisti stranieri sono più bassi di un terzo rispetto al 2019. Alcuni mercati chiave come la Francia (-9%), la Germania (-15%) e i Paesi del Benelux (-17%) si stanno rifacendo sotto, più difficoltà si registrano in Italia (-20%) e Regno Unito (-27%). "Si vede comunque la luce in fondo al tunnel", ha affermato Nydegger.

La situazione è comprensibilmente ancora peggiore per i Paesi lontani, categoria nella quale i soggiorni alberghieri si sono dimezzati da prima del Covid. A mancare sono soprattutto i turisti asiatici – in primis cinesi, indiani e coreani – e ad accusare il colpo sono soprattutto le strutture situate in città.

In generale, il settore è quindi ancora in modalità crisi. Invece che attenuarsi, i problemi si accumulano, ha evidenziato Nydegger citando, oltre alla pandemia sempre in agguato, le incertezze legate all’approvvigionamento energetico e alle catene di fornitura, la carenza di lavoratori qualificati e le preoccupazioni relative a valuta e inflazione.

Stando all’inchiesta di Svizzera Turismo, i professionisti del ramo rimangono cauti riguardo al proseguimento delle attività. Per l’autunno ci si attende un rialzo dei pernottamenti rispetto al 2021, ma al massimo nell’ordine del 5%.

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