16.08.2022 - 12:04
Aggiornamento: 16:37

Calcio amatoriale e fair-play, le donne esempio per gli uomini

Nel calcio femminile i cartellini gialli sono otto volte meno e i rossi una rarità, e accadono molti meno infortuni rispetto ai tornei maschili

Ats, a cura di Red.Web
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Foto: SUVA

Nel calcio amatoriale maschile (prima e seconda lega) il gioco è sempre più duro e il fair play lascia alquanto a desiderare. In ogni gara di campionato fioccano i cartellini gialli (quattro in media) e in una partita su quattro l’arbitro deve estrarre anche un cartellino rosso. La situazione è ben diversa nel calcio femminile, dove i gialli sono otto volte inferiori e i rossi una rarità. È quanto emerge da un’analisi dell’Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni (Suva) e dall’Associazione svizzera di football (ASF).

Ogni anno la Suva e l’ASF consegnano il "Trofeo Fair Play" alla società più corretta in campo, si legge in una nota odierna. In Ticino, la classifica dell’ultima stagione vede l’Fc Lugano femminile al primo posto, davanti all’Fc Riviera e all’Ac Taverne.

Il motivo del comportamento di gran lunga più corretto delle squadre femminili rispetto a quelle maschili viene spiegato da Martina Moser, ex nazionale rossocrociata dell’Fc Zurigo e ora team manager della squadra maschile Fcz: "Le donne sanno valutare meglio le probabilità di riuscire a impossessarsi della palla e cercano di giocare di anticipo, anche per evitare duelli diretti che sono pertanto ridotti al minimo".

Dall’analisi effettuata risulta che a giocare duro sono soprattutto gli uomini della prima Lega (Promotion League e Prima Lega) e della seconda (Seconda Lega Interregionale e Seconda Lega). Le infrazioni più frequenti sono quelle commesse con imprudenza, i falli gravi e quelli che interrompono una promettente azione di attacco ovvero quando all’avversario viene negata un’evidente opportunità di segnare una rete. I giocatori delle leghe amatoriali hanno tra i 16 e i 44 anni. In questa fascia di età gli assicuratori registrano ogni anno circa 40’500 infortuni, ovvero il 90% degli infortuni calcistici totali, precisa la Suva nella nota.

Rischiare di farsi male giocando scorrettamente non vale assolutamente la pena, secondo la Moser: "I comportamenti antisportivi mettono a repentaglio non solo la salute di chi li adotta, ma anche quella degli avversari".

Oltre a provocare notevoli sofferenze alle persone colpite, gli infortuni nel calcio generano ogni anno oltre 200 milioni di franchi di costi agli assicuratori infortuni. Chi gioca quindi con fair play vince due volte, sottolinea la Suva, per la quale solo una vittoria senza infortuni è una vittoria meritata.

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