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16.08.2022 - 11:19
Aggiornamento: 19:03

Stop agli F-35, raccolte le firme per l’iniziativa popolare

Oggi sono state depositate alla Cancelleria federale oltre 120’000 sottoscrizioni, di cui 103’000 sono state certificate come valide

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

L’alleanza che si oppone all’acquisto degli F-35 è riuscita a raccogliere il numero di firme necessario per presentare un’iniziativa popolare contraria ai nuovi caccia dell’esercito. Oggi sono state depositate alla Cancelleria federale oltre 120’000 sottoscrizioni, di cui 103’000 sono state certificate come valide.

Lo ha annunciato in un comunicato il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). L’associazione sostiene insieme al Partito socialista e ai Verdi l’iniziativa, che vuole ancorare nella Costituzione il divieto di acquistare i jet da combattimento F-35 Lightning II, del produttore statunitense Lockheed Martin.

Il budget delle forze armate andrebbe poi adeguato di conseguenza. La disposizione transitoria sull’organizzazione, l’addestramento e l’equipaggiamento dell’esercito cesserebbe di essere applicata il 1° gennaio 2040: il veto all’utilizzo degli F-35 si applicherebbe quindi fino a quell’anno.

Le firme sono state presentate ben sei mesi prima della scadenza fissata per la raccolta. Non è comunque chiaro quale ruolo giocherà l’iniziativa nel processo di acquisto dei nuovi caccia. Il Consiglio degli Stati e la commissione competente del Nazionale spingono per accorciare i tempi dell’operazione e firmare i contratti il prima possibile. La destra teme infatti che la fornitura da parte del costruttore sia a rischio, dato che altri Paesi europei hanno effettuato un ordine.

Anche il Consiglio federale vorrebbe mettere la parola fine alla telenovela in pochi mesi, chiudendo l’acquisto prima della scadenza dell’offerta, il 31 marzo 2023. Il comitato d’iniziativa vuole invece andare alle urne in anticipo rispetto a questa data. La coalizione ha stilato un calendario che dovrebbe permettere un voto popolare entro il 12 marzo dell’anno prossimo.

L’aggressione militare russa ai danni dell’Ucraina ha gettato ulteriore benzina sul fuoco sulla questione. A inizio marzo, la ministra della Difesa Viola Amherd ha lanciato un appello agli iniziativisti, domandando loro di ritirare il testo. Questi hanno però criticato la richiesta, considerandola un attacco alla democrazia.

La sinistra non vuole che i diritti popolari siano aggirati. Il popolo svizzero deve pronunciarsi sul programma d’armamento più caro della storia elvetica, ha detto in occasione del deposito delle firme il consigliere nazionale Fabien Fivaz (Verdi/NE). "È solamente una questione di volontà politica", ha aggiunto a nome del GSsE Pauline Schneider.

Per i promotori del testo, il caccia americano è troppo caro, pericoloso e inadatto ai bisogni della Svizzera. Non è un velivolo di polizia aerea, bensì, ha affermato il consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez (PS/JU), "un jet della Nato pensato per fare fuoco in territorio nemico, come presentato dalla Germania che sta per comprarne 35".

Inoltre, le spese d’esercizio saranno elevate, anche se il prezzo d’acquisto è relativamente contenuto. A provarlo sono studi realizzati in Canada, negli Usa e in Norvegia, ha evidenziato il deputato socialista.

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