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01.03.2022 - 10:44
Aggiornamento: 14:56

Anche gli Stati condannano l’aggressione russa

La Camera dei Cantoni approva il sostegno alla popolazione ucraina, con aiuti sul posto e accogliendo i rifugiati

ATS, a cura di Moreno Invernizzi
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Keystone
Damian Müller (Plr/Lu) e Marco Chiesa (Udc/Ti)

Dopo il Consiglio nazionale, oggi anche gli Stati hanno approvato una risoluzione che condanna fermamente la guerra di aggressione contro l’Ucraina e chiede un cessate il fuoco immediato tra le parti in conflitto e il rispetto del diritto internazionale umanitario. Solo l’Udc si è detta contraria. In tribuna era presente l’ambasciatore ucraino in Svizzera.

La Camera dei Cantoni ha anche voluto completare il testo approvato ieri dal Nazionale chiedendo – con 38 voti a 0 e 6 astensioni – di sostenere il popolo ucraino con aiuti sul posto e accogliendo i rifugiati. L’obiettivo è mostrare solidarietà e dare un chiaro segnale in merito alla tradizione umanitaria elvetica, ha affermato Thierry Burkart (Plr/Ag).

Nel corso del dibattito si sono succedute le critiche all’operato di Mosca e lo sgomento per la situazione in cui versa la popolazione civile. Si tratta di un’aggressione a uno Stato sovrano che non ha paragoni nella storia europea degli ultimi decenni, ha per esempio affermato Pirmin Bischof (Centro/So).

Per Carlo Sommaruga (Ps/Ge), i dirigenti russi hanno organizzato cinicamente il crimine di aggressione nei confronti dell’Ucraina ferendo non solo il popolo ucraino ma la carta dell’Onu. «La neutralità non può essere una scusa per non prendere misure contro le violazioni dei diritti umani».

Céline Vara (Verdi/Ne) ha chiesto che la Svizzera contribuisca alla fine del conflitto fornendo buoni uffici, mentre Stefan Engler (Centro/Gr) ha sottolineato come la popolazione elvetica si aspetti solidarietà nei confronti degli ucraini.

Unico partito contrario alla dichiarazione era l’Udc. Quest’ultima è favorevole a un cessate il fuoco ma non all’adozione "alla cieca", delle sanzioni decise dall’Ue. Il suo presidente, Marco Chiesa (Ti), ha rammentato che la neutralità è ancorata nella Costituzione. È anche una questione di sicurezza, ha proseguito, aggiungendo che la Svizzera potrebbe aiutare molto di più fornendo buoni uffici e lasciando aperta la porta dei negoziati.

Per il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, è iniziato un nuovo capitolo nella storia europea, 77 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. «La Svizzera si impegna per la promozione del dialogo, ma il dialogo è possibile solo quando la spirale della violenza è stata spezzata», ha aggiunto, precisando che le sanzioni mirano a spingere il governo russo a un ripensamento. «Sono un segnale forte in favore del diritto internazionale», ha concluso, ricordando che «la gente in Ucraina sta soffrendo in modo inimmaginabile».

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