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15.02.2022 - 14:31

In 15 anni lesioni multiple raddoppiate sulla neve

Lo dice una statistica della Suva. La quota di politraumi è passata dal 10% del 2004 al 21% del 2019

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Suva
Scene purtroppo in aumento

La spolverata di neve caduta nella notte fino a basse quote in buona parte del Ticino ha risvegliato in parecchi la voglia di sci. In un inverno che per gli amanti dello scivolamento sinora si è invero rivelato piuttosto parco dal profilo dell’innevamento. Ma sulle piste ci si deve andare con testa e, soprattutto, con la giusta preparazione. Solo così si possono prevenire incidenti e, dunque, infortuni. Che, lo dicono le statistiche, sono sempre più in aumento.

Cifre alla mano, quelle fornite dalla Suva, il numero di infortuni sulle piste da sci con lesioni multiple (i cosiddetti politraumi) è raddoppiato negli ultimi quindici anni, e con esso pure la sua gravità. Se nel 2004 la percentuale di infortuni con politraumi si attestava al 10 per cento del totale degli incidenti complessivi (34mila), nel 2019 questa quota è lievitata al 21% (dato in lieve flessione dopo il picco toccato l’anno precedente). Nel dettaglio, nel quinquennio tra il 2015 e il 2019, in 1’100 casi (il 17%) dei 6’452 infortuni censiti, a essere interessati sono stati infortuni di ginocchio e parte inferiore della gamba/articolazione della caviglia. Seguono poi infortuni a coscia e ginocchio (312, 5%), petto/torace e spalla/parte superiore del braccio (276, 4%), spalla/parte superiore del braccio e polso/mano/dita (216, 3%); la restante quota (4’547 casi, 70%) ha invece interessato altre parti del corpo e combinazioni.

In proporzione, a riportare politraumi sulle piste da sci sono le donne: il 22% dei loro infortuni si risolve infatti con lesioni multiple, contro il 78% a una sola parte del corpo (al maschile, le proporzioni sono rispettivamente del 18 e dell’82%). Dal punto di vista anagrafico, la categoria più a rischio di rimediare un politrauma sulle piste da sci è quella che comprende le persone tra i 55 e i 64 anni (23%), seguiti a ruota da 25-34enni e 45-54enni (entrambi col 19%).

Gli infortuni con lesioni multiple comportano più spesso degenze ospedaliere e soggiorni riabilitativi rispetto agli infortuni in cui viene lesa una sola parte del corpo. Oltre alla sofferenza per le persone coinvolte, causano assenze dal lavoro più lunghe e costi più elevati. «Fare movimento all’aria aperta è essenziale per la salute e non intendiamo assolutamente sconsigliarlo – osserva Samuli Aegerter, esperto Suva di sport sulla neve –. Al momento è tuttavia fondamentale fare tutto il possibile per evitare infortuni sulla neve, in quanto a gravare sugli ospedali c’è già la pandemia». Un’autovalutazione oggettiva e la giusta preparazione allo sport sulla neve consentono ad esempio di adottare un comportamento adeguato sulle piste riducendo così il pericolo di lesioni. Inoltre, «sulle piste si raccomanda sempre la massima prudenza e un comportamento rispettoso degli altri».

Dal profilo finanziario, un infortunio sulla neve costa in media 7’600 franchi. Quelli con lesioni multiple generano una spesa del 50% superiore di quella causata da infortuni che interessano una sola parte del corpo (10’500 franchi rispettivamente 7’000 franchi). Gli infortuni sulla neve con politraumi presentano inoltre una percentuale maggiore di casi con giorni indennizzati (il 56% contro il 41%).

Due milioni di lavoratori assicurati e 130mila imprese

Operante dal 1918, oggi la Suva occupa 4’370 collaboratori nella sede principale di Lucerna, nelle 18 agenzie sul territorio nazionale e nelle due cliniche di riabilitazione a Bellikon e Sion. Azienda autonoma di diritto pubblico con un volume premi di 4,3 miliardi di franchi, la Suva assicura 130mila imprese, ossia due milioni di lavoratori, contro le ripercussioni degli infortuni e delle malattie professionali. Le persone disoccupate sono automaticamente assicurate alla Suva.

Dal 2005 gestisce anche l’assicurazione militare su mandato del Consiglio federale. Le prestazioni comprendono assicurazione, prevenzione e riabilitazione. La Suva si autofinanzia, non beneficia di fondi pubblici e ridistribuisce gli utili agli assicurati sotto forma di riduzione dei premi. Nel Consiglio della Suva sono rappresentate le parti sociali – datori di lavoro e lavoratori – e la Confederazione.

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