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06.01.2022 - 18:26
Aggiornamento: 18:43

Uber è datore di lavoro, deve pagare i contributi

Lo dicono diverse sentenze – non ancora definitive – del Tribunale delle assicurazioni sociali del Canton Zurigo

Ats, a cura de laRegione
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App Uber in azione a Zurigo (Keystone)

Tra Uber e i suoi autisti esiste un rapporto di lavoro e l’azienda è quindi tenuta a pagare i contributi sociali. Lo dicono diverse sentenze – non ancora definitive – del Tribunale delle assicurazioni sociali del Canton Zurigo.

Le sentenze, contro le quali Uber ha già annunciato ricorsi al Tribunale federale, si riferiscono tutte a casi che risalgono al 2014. Nel 2019, l’assicurazione contro gli infortuni Suva e l’Istituto delle assicurazioni sociali del Canton di Zurigo (Sva) avevano classificato i conducenti di Uber come dipendenti.

La Sva aveva quindi chiesto a Uber, o a una sua filiale, di pagare 4,3 milioni di franchi di contributi sociali, più gli interessi di mora di quasi 1 milione di franchi maturati dal 2014.

Il servizio di trasporto privato attivo a livello mondiale si era in seguito rivolto al Tribunale, sostenendo che la sua attività non può essere equiparata a quella di una centrale di taxi. Il software di Uber rappresenta un semplice servizio che mette in contatto due persone: un autista e un passeggero. Gli autisti che lavorano attraverso la sua applicazione andrebbero perciò considerati come lavoratori autonomi.

Non semplici raccomandazioni, ma istruzioni di lavoro

Nelle sentenze pubblicate oggi, il tribunale zurighese delle assicurazioni sociali arriva però alla conclusione che anche se alcuni elementi – come la flessibilità del tempo di lavoro – parlano a favore del lavoro autonomo, la maggior parte degli aspetti presi in considerazione “indica chiaramente che si tratta di lavoro dipendente”.

Anche se Uber nei sui contratti descrive molti requisiti come semplici “raccomandazioni”, queste hanno il carattere di vere e proprie istruzioni. Un autista è ad esempio autorizzato a modificare le raccomandazioni sulle tariffe, ma soltanto riducendole, ossia a sue spese. Ciò rappresenta “di fatto l’esercizio del diritto di dare istruzioni” e comporta in altre parole un rapporto di subordinazione, ha sentenziato il tribunale.

Anche per quanto riguarda il rischio imprenditoriale, il tribunale ritiene che ci sia un rapporto di dipendenza verso gli autisti. Questi ultimi non acquisiscono direttamente i passeggeri, ma se li vedono assegnati attraverso l’app di Uber. Stesso discorso per i passeggeri, che non prenotano una corsa presso un autista in particolare, ma presso Uber.

Uber annuncia ricorsi al Tribunale federale

In una presa di posizione fatta pervenire e Keystone-Ats, Uber ha annunciato ricorsi al Tribunale federale. Le decisioni del tribunale zurighese – si legge nella nota – ignorano il fatto che gli autisti di Uber in Svizzera non sottostanno a obblighi di lavoro e che la grande maggioranza di loro vuole rimanere indipendente.

Il tribunale avrebbe inoltre ignorato “che Uber ha apportato numerosi cambiamenti dal 2014 per rafforzare ulteriormente la libertà di scelta e l’autonomia dei conducenti indipendenti che utilizzano l’app”. Il sindacato Unia ha nel frattempo esortato Uber a rinunciare ai ricorsi e ad assumere correttamente i suoi lavoratori. Alla luce delle sentenze, gli autisti sono “di fatto impiegati in nero”, scrive il sindacato in una nota.

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