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Il ministro degli esteri Ignazio Cassis
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29.10.2021 - 15:25
Aggiornamento: 20:13

Cassis da Sefcovic a Bruxelles il 15 di novembre

Incontro al più alto livello tra Svizzera e Unione europea. Col nuovo responsabile Ue del dossier elvetico si vuole ‘discutere la via da seguire’

Berna – Dopo il “gelo” seguito all’abbandono da parte del Consiglio federale della tavola dei negoziati con l’Ue per l’elaborazione di un accordo istituzionale, la Svizzera e Bruxelles tornano a parlarsi al più alto livello politico: il “ministro” degli esteri Ignazio Cassis vedrà il 15 novembre Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione Ue.

Lo ha annunciato oggi lo stesso consigliere federale in un tweet in inglese. L’obiettivo dell’incontro a Bruxelles? Conoscersi e “discutere la via da seguire nelle nostre relazioni reciprocamente vantaggiose”.

Anche la Commissione Ue ha confermato l’incontro. Sarà un’occasione per conoscere lo stato delle relazioni tra l’Ue e la Svizzera e la strada da seguire, è stato affermato da Bruxelles dopo che, di recente, l’Europa aveva giudicato non prioritarie le relazioni con la Confederazione.

Questo è il primo incontro tra Cassis e Sefcovic. Fino a settembre, il commissario europeo Johannes Hahn era responsabile del dossier “Svizzera”. In questa veste aveva incontrato il “ministro” ticinese diverse volte.

Contributi futuri?

Il testimone è ora nelle mani di Sefcovic. Questi, appena ricevuto il mandato verso la fine di settembre, aveva dichiarato che l’Ue voleva il miglior rapporto possibile con la Svizzera, ma che “questioni fondamentali” dovevano essere chiarite, come il contributo di coesione in sospeso, obolo volontario di Berna per partecipare al mercato interno. Questo aspetto è stato nel frattempo risolto nel corso della seduta autunnale delle Camere federali; i due rami del parlamento hanno dato il via libera al secondo contributo di coesione (1,3 miliardi di franchi spalmati su dieci anni).

A destare scalpore, almeno in Svizzera, era tuttavia stata la dichiarazione secondo cui l’Ue si attende contributi futuri da parte della Svizzera, ossia regolari, sull’esempio della Norvegia. Lo slovacco aveva anche chiesto di giocare ad armi pari per quanto riguarda gli aiuti di Stato (come la garanzia dei cantoni concessa alle banche cantonali), uno dei punti controversi tra la Svizzera e l’Ue che ha determinato il fallimento delle trattative sull’accordo quadro. Oltre a questo punto, Sefcovic aveva anche criticato l’assenza di un meccanismo di risoluzione delle controversie.

La decisione del parlamento di sbloccare il contributo elvetico, togliendo ogni condizionalità al versamento, è stato preceduto da diversi contatti a livello di ambasciatori. A metà settembre, la segretaria di Stato Livia Leu si era recata a Bruxelles per una visita di lavoro. Tra le altre cose, aveva discusso col segretario generale della Commissione Ue, Ilze Juhansone, degli ultimi sviluppi e delle prospettive delle relazioni tra la Svizzera e l’Ue.

Dopo il fallimento dei negoziati sull’accordo quadro, il Consiglio federale aveva ribadito più volte di voler continuare sulla via bilaterale e di voler avviare un “dialogo politico” con l’Ue per sviluppare un’agenda comune.

Orizzonte Europa

Attualmente, la Svizzera sta tentando di riavviare il processo di piena associazione al programma di ricerca europeo Orizzonte Europa 2021-2027. La Svizzera è considerata quale Paese terzo: i suoi ricercatori possono partecipare ai bandi di concorso europei, ma non ricevono alcun finanziamento.

Per questo motivo, la settimana scorsa il Consiglio federale ha deciso di liberare oltre 400 milioni di franchi per consentire agli scienziati attivi nella Confederazione di portare avanti le loro ricerche. La condizione di Paese terzo implica, tra l’altro, che ricercatori e imprese elvetici non possono più coordinare progetti europei.

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