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09.12.2020 - 18:09
Aggiornamento: 19:07

Sei cantoni romandi contro le misure del Consiglio Federale

Friburgo, Vaud, Neuchâtel, Vallese, Giura e Berna non approvano l'imposizione di misure rigide ai cantoni che 'hanno assunto le proprie responsabilità'

sei-cantoni-romandi-contro-le-misure-del-consiglio-federale
(Keystone)

I governi di sei cantoni romandi - Friburgo, Vaud, Neuchâtel, Vallese, Giura e Berna - "non possono accettare" che il Consiglio federale voglia imporre misure così restrittive per contrastare il coronavirus a cantoni che "hanno assunto le proprie responsabilità".

Dopo l'annuncio di ieri del governo federale i sei Cantoni romandi "tengono ad esprimere la loro posizione comune sulle ultime misure di lotta contro il coronavirus", si legge in un comunicato congiunto diffuso in serata. Essi "sono in disaccordo sull'ampiezza del nuovo dispositivo e deplorano la maniera con cui esso è stato preparato".

I Cantoni chiedono in particolare quattro modifiche tra le proposte di Berna: in primo luogo permettere incontri fino a 10 persone nel fine settimana del 19 e 20 dicembre, considerando che numerosi lavoratori mobilitati dalla crisi, soprattutto personale di cura, non potranno festeggiare Natale il 24-25-26 dicembre.

In secondo luogo i Cantoni romandi considerano la chiusura dei bar alle 19.00 tollerabile, ma quella dei ristoranti no. Essi non vogliono nemmeno misure specifiche supplementari per le domeniche e i giorni festivi. Infine auspicano che i teatri, i cinema e le sale per spettacoli possano accogliere fino a 50 persone.

Sul piano istituzionale i Cantoni romandi non possono accettare la precipitazione con cui le misure non differenziate sono state poste in consultazione, senza tener conto degli sforzi già compiuti, si legge ancora nel comunicato. Essi chiedono "l'instaurazione di un dialogo confederale che permetta una migliore presa in considerazione del parere dei Cantoni e una migliore prevedibilità delle potenziali misure."

Eventuali nuove restrizioni decise dalla Confederazione dovranno essere compensate con aiuti finanziari federali importanti ai settori interessati. Ai Cantoni che per sei settimane si sono assunti le proprie responsabilità e hanno preso decisioni difficili vanno inoltre accordati aiuti supplementari, esigono i sei Cantoni romandi.

Misure hanno sorpreso e irritato tutti i governi romandi

Stamani, durante le domande nel legislativo cantonale, il ministro giurassiano Jacques Gerber aveva affermato che "gli annunci del Consiglio federale di ieri alle 18.30 hanno sorpreso e irritato tutti i governi cantonali della Svizzera romanda, ve lo posso assicurare". "Siamo stati in contatto quasi tutta la notte per definire una strategia", ha aggiunto avvertendo: "reagiremo con forza nei confronti del Consiglio federale nella presa di posizione".

Oltre che per le stesse nuove misure, il governo giurassiano non ha neppure apprezzato il modo in cui Berna ha comunicato. "È la prima volta dall'inizio di questa crisi che il Consiglio federale ci mette di fronte al fatto compiuto. Va alla stampa prima di consultare i Cantoni", ha osservato Gerber.

In giornata Neuchâtel ha indicato di deplorare l'intervento del Consiglio federale nel momento in cui il Cantone si appresta a riaprire i propri esercizi pubblici. "Abbiamo l'impressione di essere gli zimbelli della compagnia", ha dichiarato Alain Ribaux, responsabile della sicurezza e della cultura.

Da parte sua il consigliere di Stato vallesano Christophe Darbellay ha espresso la sua delusione su Facebook: "Il Consiglio federale ha puntato sul federalismo. I romandi si sono assunti le proprie responsabilità. Perché ignorarli stasera?". Mentre il consigliere nazionale vallesano Philippe Nantermod ha chiesto sulle reti sociali misure differenziate a seconda dei cantoni e della loro situazione. Egli considera l'annuncio del Consiglio federale una "risposta tardiva, disordinata, scandalosa nei confronti di chi vuole riprendere la propria attività dopo oltre un mese di chiusura".

Scontento pure l'esecutivo di Basilea Campagna: l'approccio del Consiglio federale "rappresenta una grave minaccia per la cooperazione confederale", ha criticato in un comunicato. Il Consiglio di Stato ha quindi deciso di sospendere l'applicazione delle misure da lui annunciate ieri in attesa che il Consiglio federale illustri le proprie disposizioni venerdì. Ciò "per evitare che decisioni contrastanti della Confederazione e dei Cantoni destabilizzino la popolazione".

Ma c'è anche chi è soddisfatto

Da parte sua il Consiglio di Stato bernese accoglie invece con favore la volontà del Consiglio federale di uniformare a livello nazionale le misure di contenimento dell'epidemia di coronavirus. Tuttavia considera alcune disposizioni troppo severe.

Il governo argoviese sostiene per contro appieno le proposte del Consiglio federale: vanno nella direzione prevista dal Cantone per le prossime settimane, scrive la Cancelleria di Stato in un comunicato odierno. Viene inoltre apprezzato il fatto che le nuove disposizioni dovrebbero valere su tutto il territorio nazionale.

Intanto il canton San Gallo, particolarmente colpito attualmente dal coronavirus, ha lanciato un appello al Consiglio federale affinché dichiari la situazione straordinaria. Ha pure deciso di non introdurre misure supplementari e di attendere le restrizioni federali che saranno annunciate venerdì, che "su molti punti" vanno oltre quelle che il Consiglio di Stato prevedeva di presentare oggi.

Glarona ha invece ridotto oggi a dieci il numero massimo di persone che possono partecipare ad eventi pubblici e privati (con eccezioni). Le stazioni invernali e gli impianti di risalita dovranno presentare entro venerdì al Cantone un piano di protezione per ottenere il permesso di aprire.

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