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02.12.2020 - 17:18
Aggiornamento: 18:09

Iniziativa ‘prezzi equi’, sì degli Stati al controprogetto

Dopo il Nazionale anche i ‘senatori’ approvano la proposta. Obiettivo: lottare contro l’isolamento del mercato svizzero.

Berna – Pur respingendo le misure in essa contenute, governo e Parlamento condividono gli obiettivi dell'iniziativa popolare popolare "Stop all'isola dei prezzi elevati - per prezzi equi (Iniziativa per prezzi equi)". Misure sono del resto già state adottate; per rinforzarle esecutivo e legislativo hanno ora elaborato un controprogetto. Gli obiettivi sono i medesimi della proposta di modifica costituzionale: lottare contro l'isolamento del mercato svizzero.

L'iniziativa chiede di creare le basi legali per lottare contro le pratiche di discriminazione dei prezzi spesso adottate all'estero nei confronti dei compratori svizzeri. Concretamente, si sollecitano misure contro i prezzi esageratamente alti e lo sfruttamento del potere d'acquisto da parte di imprese nazionali ed estere. Il testo, sostenuto da personalità di tutti i partiti politici, chiede quindi alla Confederazione di modificare la legge sui cartelli (LCart) per permettere alle aziende svizzere di acquistare all'estero senza passare da importatori e fornitori. La non discriminazione dovrebbe valere anche per il commercio online.

Obblighi internazionali violati

Per lottare contro i prezzi elevati, non occorre modificare la costituzione, hanno sostenuto vari parlamentari. Se l'iniziativa dovesse essere accolta, la Svizzera violerebbe taluni dei suoi obblighi internazionali, ha avvertito il consigliere federale Guy Parmelin. La proposta di modifica costituzionale è così stata bocciata con 30 voti contro 12 e 2 astensioni.

Il problema è però reale: i prezzi maggiorati non penalizzano soltanto i consumatori. Il settore alberghiero, la ristorazione, l'agricoltura e l'industria sono pure toccati, ha rilevato Hannes Germann (Udc/Sh) a nome della commissione. Stando a un recente studio, il sovraccosto per le imprese e i consumatori elvetici ammonterebbe ad oltre 15 miliardi di franchi annui.

Parte della destra avrebbe però voluto rinunciare alla controproposta: "il controprogetto attua pienamente l'iniziativa e si spinge addirittura oltre", ha criticato Ruedi Noser (Plr/Zh). A questo punto è l'iniziativa stessa a essere il controprogetto del controprogetto, ha sostenuto. Per questo motivo lo zurighese ha chiesto che l'iniziativa venga sottoposta al Sovrano da sola. I prezzi svizzeri sono elevati perché i salari sono più alti e i servizi e le risorse sono più costosi, ha evidenziato lo zurighese. "Sono orgoglioso di vivere in un Paese dove tutto funziona, dove i servizi sono disponibili anche nelle valli più discoste, dove i sistemi educativi e sanitari funzionano. Ma tutto questo ha un prezzo", ha detto il liberale-radicale invano: il controprogetto è stato approvato con 31 voti contro 13.

Differenze di prezzo ingiustificabili

È giusto che, a causa degli stipendi più alti, le tariffe praticate ad esempio dai parrucchieri svizzeri siano più elevate rispetto all'estero, ha ammesso Pirmin Bischof (Ppd/So). Le differenze di prezzo per i prodotti fabbricati all'estero e importati, invece, non hanno alcuna giustificazione. "Gli importatori presumono semplicemente che gli svizzeri siano più ricchi e possano permettersi di pagare di più". Occorre quindi agire, sostiene il solettese.

La revisione della Legge sui cartelli proposta dal governo come controprogetto amplia la definizione di posizione dominante. Il suo ambito d'applicazione è tuttavia limitato alle relazioni commerciali con l'estero. Ritenendo la proposta insufficiente, il Nazionale ha apportato diverse modifiche. Oltre agli ostacoli alla concorrenza, anche le pratiche che svantaggiano i partner commerciali devono essere considerate violazioni. Fornitori e acquirenti sarebbero interessati dalla misura.

Queste aggiunte non hanno trovato il consenso del governo: gli emendamenti si spingono troppo oltre, la piazza economica della Svizzera, soprattutto le piccole e medie imprese, ne soffrirebbero, ha affermato il consigliere federale Guy Parmelin. Gli acquirenti sarebbero indeboliti nelle loro trattative. E l'onere burocratico sarebbe troppo grande, ha invano affermato.

Con 35 voti contro 6, i ‘senatori’ hanno poi respinto la clausola di re-importazione introdotta dal Nazionale. Questa vuole vietare alle società elvetiche di acquistare all'estero merci svizzere esportate a prezzi inferiori a quelli praticati nella Confederazione. "È una clausola protezionistica", ha sostenuto Hannes Germann. "Violerebbe i nostri obblighi internazionali", ha aggiunto Guy Parmelin.

Il dossier torna al Consiglio nazionale.

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