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Iniziativa affossata con una larga maggioranza (foto Keystone)
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Iniziativa udc per la limitazione
27.09.2020 - 16:060
Aggiornamento : 17:32

Le reazioni al voto: bene il no, ma i problemi rimangono

Il fronte sindacale chiede più protezione del mercato del lavoro ticinese. Vitta: 'Soluzioni per il Ticino concordate a livello nazionale'

«Sono sicuramente soddisfatto del significato politico del voto che è comunque una sconfitta sonora per l'Udc e della Lega», afferma Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia e vicepresidente dell'Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa. «È una sconfitta di chi vuole dividere i lavoratori e di chi semina odio tra la popolazione e i lavoratori», continua Gargantini che precisa: «I sindacati non sono certo i difensori della liberalizzazione del mercato del lavoro, ma la soluzione proposta da Lega e Udc non è sicuramente quella corretta. Ora bisogna rafforzare veramente le misure di accompagnamento. Noto con piacere che a Ginevra, che ha una situazione sul mercato del lavoro analoga a quella del Ticino, è stato accettato un salario minimo orari pari a 23 franchi. In Ticino invece alcune aziende sono andate al Tribunale federale a contestare i 19 franchi l'ora. Crediamo che le nostre proposte di maggior difesa dei diritti dei lavoratori possano trovare l'adesione anche di coloro che hanno dato legittimante dato credito alle tesi dei favorevoli all'iniziativa dell'Udc. Le preoccupazioni loro, sono in fondo anche le nostre», conclude Gargantini.

Stefano Modenini, direttore dell'Aiti (Associazione industrie ticinesi), saluta molto positivamente il risultato nazionale, ma anche quello cantonale. «È il dato migliore da 20 anni a questa parte, da quando si vota sui temi europei», afferma. Per Modenini comunque la soluzione ai problemi del mercato del lavoro non è quella del salario minimo. «Regole fisse indeboliscono il partenariato sociale e il rischio è che le aziende decidano di uscire dai contratti collettivi per applicare solo il minimo legale», spiega il direttore dell'Aiti. La bocciatura dell'iniziativa Udc è dovuta, secondo Modenini, al fatto che non si voleva ulteriore incertezza. «I cittadini sono coscienti che ci troviamo di fronte a periodo difficile. Aggiungere altre incognite è stato ritenuto inutile». 

Incentivare la contrattazione collettiva è invece la ricetta proposta da Renato Ricciardi, segretario cantonale del sindacato Ocst. «Siamo convinti che le misure di accompagnamento debbano essere rafforzate, ma ciò non basta più. Serve maggiore responsabilità sociale da parte delle imprese. E la via per ottenerla è quella di aver più contratti collettivi con prescrizioni superiori a quanto previsto dalla legge e dai contratti normali di lavoro. La nostra esperienza quotidiana ci dice che la pressione al ribasso sui salari delle donne e dei frontalieri aumenta», afferma Ricciardi che indica nel settore impiegatizio e commerciale, dove lavorano molti residenti, quello con le maggiori sollecitazioni.

Per il consigliere nazionale Plr Alex Farinelli, contattato dalla ‘Regione’, «il Ticino ha dato due segnali a Berna: da un lato il grosso calo di sì rispetto all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, votata sei anni fa e non venti, va interpretato dicendo che anche il nostro cantone riconosce l’importanza di buone relazioni con l’Europa». Il secondo, però, è che comunque il sì ha vinto. Segnale, per Farinelli, che «certi problemi restano, e occorrerà trovare altre soluzioni, diverse da quelle già messe in campo o proposte». Ad ogni modo, conclude, la Svizzera «ha dato un segnale chiarissimo: bocciando con oltre il 60% una richiesta estremamente precisa ha detto un chiaro sì agli Accordi bilaterali».

Su questa lunghezza d’onda anche la copresidente del Ps Laura Riget: «Il risultato a livello nazionale è molto positivo, prova che non si vuole seguire la via dell’isolamento ma rafforzare e mantenere i rapporti con l’Ue». In Ticino, prosegue, «le conseguenze negative della libera circolazione sono sempre presenti, ma questo sì risicato rispetto a votazioni simili del passato mostra che le persone pur vedendo questi problemi di dumping e mercato si stanno rendendo conto che quelle della destra sono pseudo soluzioni, serve rafforzare le misure d’accompagnamento».

Christian Vitta: 'Non c'è un unico mercato del lavoro, bisogna tenere conto delle diversità regionali'

«Sicuramente ci sono più fattori che entrano in gioco: da un lato la fase che stiamo vivendo, soprattutto a livello economico, marcata da grande certezza. La maggioranza della popolazione svizzera ha affermato che non è il momento di tentare sperimentazioni (la via solitaria, ndr) che avrebbe aggiunto ulteriore incertezza», afferma invece Christian Vitta, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia. «Questo - precisa Vitta - può essere uno degli elementi che ha contribuito ad abbassare il livello dei favorevoli all'iniziativa Udc anche in Ticino». C'è però chi sostiene che per il Ticino serva uno statuto speciale. Lo ha proposto il ForumAlternativo, per esempio.«Le preoccupazioni sul mercato del lavoro persistono. Per noi si tratta di insistere su una linea che abbiamo già intrapreso da qualche anno che è quella di trovare soluzioni che tengano conto delle particolarità regionali, ma in un contesto federale. Lo abbiamo sperimentato, per esempio, con la crisi sanitaria dove in un ambito nazionale sono state trovate delle finestre di crisi regionali. Ecco, si tratta di trovare soluzioni concordate nello spirito federalista. La proposta della clausola Ambühl per il mercato del lavoro quando si trattò di discutere dell'applicazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa può essere ripresa e attualizzata», afferma Vitta che precisa. «Oggi può essere il Ticino a trovarsi in una situazione più difficile, domani possono essere altre regioni di frontiera. La sensibilità sta crescendo anche a livello federale su questo tema e sul fatto che non vi è un unico mercato del lavoro omogeneo in Svizzera, ma vi sono differenti mercati regionali del lavoro con delle peculiarità diverse».

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