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30.01.2020 - 20:11

Zurigo, 20 anni al 27enne che pugnalò un informatico

L'uccisione faceva parte di un piano architettato con un lituano, conosciuto in carcere, che è stato condannato a 16,5 anni di prigione

zurigo-20-anni-al-27enne-che-pugnalo-un-informatico
Il 41enne informatico era stato accoltellato il 13 giugno 2016, del tutto casualmente Ti-Press

Venti anni di carcere per lo svizzero di 27 anni che il 30 giugno 2016 pugnalò a morte un 41enne a lui sconosciuto nel quartiere di Seefeld a Zurigo. L'uccisione faceva parte di un piano architettato assieme a un lituano di 38 anni conosciuto in prigione.

Un 'piano diabolico'

In base a quel "piano diabolico" – secondo le parole della pubblica accusa – alla morte del 41enne, un informatico ucciso con cinque pugnalate mentre era seduto su un muretto durante la pausa pranzo, ne avrebbero dovuto seguire altre.

L'autore materiale del delitto è stato in particolare riconosciuto colpevole di assassinio, tentata liberazione di un detenuto, atti preparatori per altri assassini e ripetute infrazioni alla legge sulle armi.

Il lituano accusato dal procuratore di essere la mente di quel piano è stato condannato dal Tribunale distrettuale di Zurigo a 16 anni e mezzo di detenzione per istigazione all'assassinio. Per lui la prima istanza ha deciso anche l'espulsione dalla Svizzera per un periodo di 15 anni.

La sentenza non è ancora definitiva. Ieri la pubblica accusa aveva richiesto per entrambi la detenzione a vita e la misura dell'internamento.

Nel corso del dibattimento, l'imputato ha confessato l'uccisione. Il suo difensore si è battuto per una riduzione della pena a 12 anni per omicidio intenzionale. Il coimputato lituano ha invece negato ogni addebito e il suo legale ne ha chiesto il proscioglimento da tutte le accuse.

Il 27enne svizzero uccise l'informatico di 41 anni che lavorava presso il giardino botanico di Zurigo – una vittima scelta a caso – durante un congedo dal carcere. L'arma del delitto era un coltello da cucina acquistato in un grande magazzino della città sulla Limmat.

I due imputati si erano conosciuti in carcere

Lo svizzero e il lituano si erano conosciuti nel penitenziario Pöschwies di Regensdorf (Zh). Due giorni prima del delitto, l'ufficio del Gran consiglio di Zurigo ricevette una lettera anonima in cui si chiedeva la liberazione del lituano. In caso contrario ci sarebbero stati dei morti: uno al giorno.

Dopo il delitto, la polizia fece sapere di essere alla ricerca del detenuto che non era ritornato nel penitenziario dopo il congedo non accompagnato. Il ricercato era in carcere dal 2014 per scontare una condanna a cinque anni e mezzo per lesioni personali, tentata estorsione e sequestro di persona.

Anche il lituano non era nuovo ai ricatti: l'uomo stava scontando una condanna a 8 anni di carcere per avere ricattato l'industriale Thomas Schmidheiny e le autorità di Zurigo. Nell'estate 2012 spedì alle autorità cittadine diverse lettere in cui chiedeva di farsi consegnare 100 milioni di franchi, minacciando in caso contrario di far esplodere delle bombe all'interno di scuole, asili o all'aeroporto di Zurigo.

Dopo l'accoltellamento, il 27enne svizzero rimase introvabile per più di sei mesi. Fu rintracciato nel canton Berna il 18 gennaio 2017 per caso: la polizia bernese lo aveva fermato nell'ambito di un'indagine sull'acquisto illegale di un'arma sul "darknet". Esaminando le sue impronte digitali gli inquirenti avevano scoperto che corrispondevano a quelle del presunto omicida.

Dalle indagini è pure emerso che dopo il delitto a Zurigo, il 27enne è stato sull'Alpe Arena, in Val Vergeletto. Al momento dell'arresto, l'uomo fu infatti trovato in possesso di un capo d'abbigliamento appartenuto a Nikola Hadziev, il bracciante macedone che lavorava in nero sull'alpeggio ticinese e di cui si erano perse le tracce il 10 luglio 2016.

Ad Hadziev apparteneva il femore trovato il 9 agosto successivo in un canalone. In Ticino l'inchiesta sul ritrovamento dei resti umani è stata archiviata nell'ottobre 2017 con un decreto d'abbandono e la conclusione che Hadziev morì per sfinimento mentre si recava a piedi sull'alpeggio. Gli inquirenti sono inoltre arrivati alla conclusione che il 27enne è passato dall'Alpe Arena dopo la morte del bracciante macedone.

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