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08.01.2019 - 06:200
Aggiornamento : 08:10

Un'associazione combatte contro l’odio su internet

#NetzCourage denuncia e segnale gli insulti che appaiono sui social media e offre sostegno alle vittime di ingiurie

Diffamazioni, calunnie e insulti personali, anche molto pesanti. È un fenomeno in costante aumento, in particolare online. Su internet sono quindi comparsi diversi gruppi che cercano di combattere i cosiddetti ‘haters’. Uno di questi è l’associazione #NetzCourage che offre pure assistenza alle vittime di odio in rete.
Nel 2017 in media ogni giorno la polizia ha registrato più di 25 reati per ingiurie: stando alla statistica criminale nazionale, le denunce effettuate sono state 9’555, un record a livello svizzero. Nel 2009, infatti, erano state quasi la metà (5’775). Questa tendenza è confermata anche per quanto riguarda i reati registrati per diffamazione (1’666 nel 2017 e 980 nel 2009) e per calunnia (1’186, rispettivamente 667). Stando ai dati, inoltre, vi è un netto divario di genere per quanto riguarda il reato di ingiuria: circa tre imputati su quattro erano uomini.

La statistica presa in considerazione non differenzia tra insulti rivolti direttamente, ad esempio in strada, a persone e quelli scritti in rete. Secondo gli esperti del settore sono però le ingiurie su internet a gonfiare la statistica. “Ha portato nuove possibilità per veicolare odio”, ha dichiarato Dominic Pugatsch della Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo alla ‘SonntagsZeitung’ di domenica scorsa. «Se si insulta qualcuno sulla strada si raggiungono solo alcune persone. Sui social media il raggio d’azione è molto più ampio».

Al contrario degli insulti rivolti a una persona in uno spazio pubblico, quelli su internet sono più facili da provare, visto che di solito ne rimane una traccia. Spesso, però, le vittime non sanno nemmeno che insultare qualcuno è un reato penale e per questo molte di queste ingiurie rimangono impunite. Alcune persone hanno quindi deciso di agire autonomamente, denunciando, aiutando le vittime e cercando di limitare il fenomeno sui social media.

Parliamo ad esempio della fondazione #NetzCourage (ovvero coraggio della rete), che, oltre a denunciare le ingiurie che appaiono su Facebook o Twitter alla magistratura, offre anche un servizio di “ambulanza” (come si legge sul loro sito): le vittime di odio su internet possono chiedere un sostegno gratuito, che va dalla gestione del profilo sui social, fino a consigli sui dibattimenti giudiziari.

Interpellata sempre dalla ‘SonntagsZeitung’, la fondatrice e direttrice di #NetzCourage Jolanda Spiess-Hegglin ha affermato che la fondazione riceve ogni giorno più di una richiesta di aiuto. “Nel 2018 sono state più di mille”, ha precisato.

La stessa Spiess-Hegglin, ex granconsigliera nel Canton Zugo, era finita al centro dell’attenzione mediatica in seguito a un presunto abuso sessuale subito da un collega deputato. Il procedimento per violenza carnale contro l’uomo è stato archiviato, ma l’ex deputata è ancora oggi bersaglio degli ‘haters’. “Bisogna reagire”, ha dichiarato a ‘Le Temps’ la scorsa estate. “Non voglio che ciò che viene detto su di me diventi realtà”, ha aggiunto. Anche per questo motivo ha fondato #NetzCourage.

Cosa fare quindi per difendersi da questi insulti che si diffondono su internet? Per Spiess-Hegglin la cosa più importante è fare uno ‘screenshot’ (un’istantanea della schermata sul computer o sullo smartphone) e copiare il link (l’indirizzo internet). “Questo potrà aiutare la polizia a trovare gli autori”, ha spiegato alla ‘SonntagsZeitung’.

Ma non sono solo le denunce che possono aiutare a limitare il fenomeno: su Facebook la fondazione ha anche creato un ‘gruppo di segnalazione’ nel quale sono presenti a volte anche 150 persone, ha sottolineato Spiess-Hegglin. “Se ci sono commenti ingiuriosi li condividiamo all’interno del gruppo. Così facendo i membri li segnalano” al social media. “Questo funziona quasi sempre: a volte Facebook cancella i commenti già dopo pochi minuti”, ha precisato.

Un altro consiglio di Spiess-Hegglin è quello di cercare il contato diretto con gli ‘haters’. “Sorprendentemente molti reagiscono in modo ragionevole quando sono confrontati con le loro azioni e quando si accorgono di avere a che fare con una persone e non con un account”.

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