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07.04.2018 - 05:500

A chi serve l’automisurazione?

Pericoli e opportunità del monitoraggio della salute mediante orologi ‘intelligenti’, braccialetti e app

Conteggiano il numero di passi, quantificano le calorie bruciate, misurano la lunghezza e la profondità del sonno e la frequenza cardiaca. Ma il crescente utilizzo dei rilevatori di salute (in inglese ‘health trackers’ o ‘fitness trackers’), soprattutto da parte delle casse malati (cfr. articolo sotto), implica non pochi rischi. È quanto sostiene la Fondazione per la valutazione delle scelte tecnologiche (TA-Swiss) sulla base di uno studio sul tema ‘Quantified Self’ (traducibile in automisurazione continua), pubblicato ieri.

I fornitori di questi orologi ‘intelligenti’, braccialetti o app per smartphone, tendono a mettere in evidenza solo gli aspetti positivi: grazie alla misurazione attiva e alla conoscenza di sé, la pratica del fitness, del wellness o la salute stessa possono essere valutate e ottimizzate. TA-Swiss non nega i vantaggi. Chi ne sa di più su di sé, può riconoscere prima i segnali di una malattia incombente e tende in generale a coltivare uno stile di vita salutare. Si aprono inoltre nuove possibilità in ambito medico: in particolare, l’auto-monitoraggio in tempo reale delle condizioni fisiche permette di accom­pagnare in modo più efficace i pazienti.

I ‘trackers’ sono in auge, scrivono gli autori dello studio. Soprattutto le casse malati e l’industria farmaceutica mostrano un crescente interesse per i dati raccolti. Le conseguenze sociali di questa ‘appropriazione’ da parte loro non vanno però passate sotto silenzio.

L’automisurazione digitale mette in primo piano la responsabilità individuale: il corpo viene visto come risultato della prestazione personale e non più come un costrutto biologico, con tutte le sue imponderabili variabili. L’impressione che ogni individuo possa determinare e controllare il proprio stato di salute può condurre a una desolidarizzazione nella società e alimentare discriminazioni. Per esempio: chi non può fare un certo numero di passi a causa di un handicap fisico, incorre nel rischio di essere socialmente svantaggiato e, magari, di essere escluso dalla possibilità di beneficiare di condizioni assicurative vantaggiose.

Ci sono poi i limiti tecnici. Molti di questi rilevatori presentano delle lacune e sono ancora troppo imprecisi. Possono quindi fornire indicazioni fuorvianti. Per quel che riguarda l’impiego medico, sin qui in Svizzera ha prevalso la circospezione. Ciò è da ricondurre in particolare all’assenza di standard di qualità, alla scarsa affidabilità dei dati e al fatto che l’efficacia di tali dispositivi non è provata.

Infine, anche la protezione dei dati è insufficiente. La sfera privata degli utilizzatori è minacciata. Spesso i fornitori, soprattutto quelli stranieri, non si attengono alle disposizioni regolatorie. E quando uno di questi aggeggi arriva dall’Asia o dagli Stati Uniti, per chi lo usa è difficile far valere i propri diritti.

Le questioni aperte sono molte. TA-Swiss chiede perciò l’introduzione di certificati di qualità per i rilevatori che passano allo scanner lo stile di vita. Le associazioni di difesa dei consumatori e dei pazienti dovrebbero testarli dal profilo della qualità dei dati, della protezione dei dati, delle condizioni contrattuali e della facilità di utilizzo. I risultati di questi test, inoltre, dovrebbero essere pubblicati.

Altra richiesta: Swissmedic esamini i prodotti medici prima della loro entrata sul mercato. Con la collaborazione dell’Incaricato federale della protezione dei dati, anche le questioni della protezione e della sicurezza dei dati vanno considerate. Al contempo, altri studi dovrebbero essere condotti per capire se questi trackers contribuiscano davvero alla protezione della salute e persino al contenimento dei costi della salute. Se così fosse, i prodotti che si dimostrassero efficaci dovrebbero essere presi a carico dall’assicurazione malattia obbligatoria.

Dal canto suo, al legislatore spetta il compito di elaborare una base legale adeguata per la gestione dei dati sanitari e per rafforzare i diritti dei pazienti-consumatori, in particolare nell’ambito della revisione della legge federale sulla protezione dei dati. TA-Swiss auspica infine l’avvio di un dibattito pubblico su opportunità e rischi di questo tipo di prodotti per i singoli individui e la società intera.

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