laRegione
Nuovo abbonamento
ULTIME NOTIZIE Svizzera
Svizzera
7 ore
Gli svizzeri all'estero: 'L'iniziativa Udc prefigura una catastrofe'
Immigrazione 'moderata', la 'Quinta Svizzera' non ha dubbi: 'Mettere fine all'accordo limiterebbe la mobilità e avrebbe un impatto negativo sulla piazza economica'
Svizzera
9 ore
Bimbo investito sulle strisce a Berna, è grave
Stava attraversando la strada a bordo del suo monopattino. I passanti hanno dovuto sollevare l'auto per liberarlo
Svizzera
9 ore
Annullate le tre note ‘désalpes’ del canton Friburgo
A causa del coronavirus quest'anno non si terranno a fine settembre le famose discese dagli alpeggi
Svizzera
15 ore
Coronavirus, in Svizzera nuovi contagi stabili: 104 ieri
Sono 104 le persone che nelle ultime 24 ore sono risultate positive al test. Sei le persone ricoverate
Svizzera
15 ore
I fautori del 5G cercano il dialogo con la popolazione
Nasce la piattaforma 'Change5G' per rispondere con 'fatti concreti e scientifici' alle preoccupazioni sulla nuova tencologia
Svizzera
17 ore
Vasto incendio nella zona industriale di Laufen
Diversi edifici in fiamme nel canton Basilea Campoagna, le fiamme sono scoppiate dopo le 3 di stanotte
Svizzera
1 gior
Meteo, temperature oltre i 30 gradi un po' in tutta la Svizzera
Record odierno, a Visp, con 32,5 gradi. In Ticino la colonnina di mercurio è salita a 31,2 gradi a Biasca
Svizzera
1 gior
La Confederazione richiama milioni di vecchie mascherine
Rinvenute tracce di funghi su uno stock acquistato nel 2007 e distribuito a istituzioni e cantoni. Una parte del lotto è già stato utilizzato.
Svizzera
1 gior
Politici Udc lanciano un referendum contro la rendita ponte
La prestazione è un invito a licenziare i lavoratori anziani, sostiene il comitato. Il partito nazionale si concentrerà sull'iniziativa anti-libera circolazione.
Svizzera
1 gior
Frontalieri e Accordo quadro, incontro ieri a Berna
Ieri la direttrice della Seco Ineichen Fleisch e il capo degli Affari europei Balzaretti hanno ricevuto il sottosegretario italiano agli esteri Scalfarotto
Svizzera
1 gior
Falsi sordi chiedono soldi, la Federazione mette in guardia
I truffatori fanno firmare una petizione facendo credere che il denaro verrà dato in beneficenza. La Fss: chiamate subito la polizia.
Sondaggio
Svizzera
1 gior
L'app anti-Covid non convince gli Svizzeri. Cosa ne pensi?
La metà degli svizzeri non ha intenzione di scaricarla, ma Berna ribadisce: 'È questione di responsabilità sociale'
Svizzera
1 gior
Svizzera, vai in un paese a rischio? Salario a rischio!
Chi deve rimanere in quarantena perché rientra da una delle 29 nazioni sulla lista rossa di Berna potrebbe farlo senza paga
Diretta
Svizzera
1 gior
Coronavirus, quasi tremila persone in quarantena in Svizzera
Il tasso di replicazione del virus è sopra lo zero. Mister 'Covid-19': dobbiamo riportarlo sotto l'1. Un quarto dei casi importato
Svizzera
26.11.2015 - 19:420
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:09

Figli di un Dio minore

Bambini invisibili per lo Stato: non esistevano per l’Italia e nemmeno per la Svizzera. Figli di immigrati che lavoravano in Ticino, piazzati in orfanotrofi a ridosso della frontiera, come la Casa del fanciullo a Domodossola. Grazie agli archivi dei frati Cappuccini si sono ricostruite le storie di famiglie frantumate: un capitolo inedito dei collocamenti forzati di bimbi fino agli anni 90 che coinvolge l’autorità elvetica.

Mentre all’Università di Ginevra, lo psicologo Jean Piaget, lavorava alle moderne teorie sullo sviluppo cognitivo del bambino (dove il contesto familiare gioca un ruolo importante), alla frontiera elvetica con l’Italia, centinaia di famiglie di immigrati (stagionali, frontalieri... ) dovevano ‘abbandonare’ i figli in istituti religiosi italiani lungo la frontiera. Erano gli anni sessanta e il ricongiungimento familiare era vietato dalla politica migratoria elvetica. La scelta per questi immigrati, che hanno partecipato alla costruzione del nostro Paese, era tenersi illegalmente i figli in Svizzera o separarsi da loro, causando strappi, abissi di solitudine e insicurezza, (come emerge dalle testimonianze). Un capitolo del nuovo libro ‘Assistenza e obblighi: collocamenti di bambini e adolescenti in Svizzera dal 1850 al 1980’ è dedicato a questa fase buia della storia elvetica. L’abbiamo letto in anteprima, sarà presentato domani, alla Biblioteca cantonale di Bellinzona. Chi veniva a lavorare in Svizzera, aveva un alto prezzo da pagare: lasciare i figli dai nonni in Italia o in istituti. Una disintegrazione familiare obbligata dalla politica elvetica, come evidenzia la storia di Davide (nome di fantasia) ricostruita dalla ricercatrice Saffia Elisa Shaukat dell’università di Losanna, che ha avuto accesso a venti dossier di giovani collocati tra il 1965 e il 1994 alla Casa del fanciullo a Domodossola. Emblematico il caso di Davide, 11 anni: nel settembre del 1982, entra nell’Istituto di Domodossola dove resterà 2 anni. Suo padre lavora per un’impresa edilizia bernese, ha un permesso di stagionale, può stare in Svizzera 9 mesi. L’uomo viene da Teramo, ha 5 figli. Sua moglie e il figlio sedicenne vivono in Svizzera (probabilmente come illegali), i due figli più grandi (tra cui Davide) sono piazzati nell’istituto di Domodossola, quelli più piccoli (di 7 e 5 anni) sono rimasti con i parenti in Italia e non vanno a scuola. Questa situazione, si legge nel libro, è un caso ‘normale’ di una famiglia numerosa che è in Svizzera per ragioni di lavoro. La durata del collocamento nell’istituto di Domodossola varia da uno a vari anni, l’età media dei minori è tra 8 e 16 anni. Fondata nel 1963, la Casa accoglie da subito una quarantina di figli di immigrati: «Nel 1966, gli ospiti sono talmente tanti che lo spazio non basta più». Viene creata una seconda Casa. Stiamo parlando di storia recente. Di una frontiera impermeabile ai diritti dell’infanzia. Il divieto di ricongiungimento familiare in Svizzera e l’assenza di protezione degli emigrati da parte dello Stato italiano crea – secondo la ricercatrice – una zona grigia in materia di politica sociale. E tanta sofferenza. E di sofferenza parlano gli altri capitoli del libro, che ricostruiscono anni bui di Mamma Helvetia: decine di migliaia di bimbi privati dei genitori, piazzati a forza dallo Stato in istituti dove spesso subivano violenze e umiliazioni. La loro colpa era essere figli di madri sole, povere, vedove, ribelli o di una cultura che non era quella dominante. A decidere non era un tribunale, ma un notabile del paese, un prete, un istitutore. Questo avveniva in Svizzera fino al 1981, Ticino compreso. Da agosto, la Legge federale sulla riabilitazione delle persone internate su decisione amministrativa: riconosce i torti inflitti alle vittime, prevede l’elaborazione scientifica dei fatti, garantisce il diritto a consultare i loro dossier.

La ricercatrice

‘Capire, per non ripetere gli stessi errori’  

Oltre 400 pagine riassumono le più recenti ricerche scientifiche in Svizzera sul collocamento di minori in istituti e famiglie fra il 1850 e il 1980, bambini vittime di misure coercitive a scopo assistenziale: «Per la prima volta, viene fatta una sintesi delle ricerche svolte e in corso nelle tre regioni linguistiche», spiega Anne-Françoise Praz professoressa di storia contemporanea all’Università di Friborgo, tra gli autori del libro, che raccoglie 28 contributi (anche i ticinesi Lorenza Hofmann e Manuela Moffongelli). «Tutto è partito da Louisette Buchard, vittima di un collocamento nel Canton Vaud: ha chiesto e ottenuto dal Governo la prima indagine storica sui bambini internati per decisione amministrativa. Capire perché in Svizzera siano stati tollerati tali abusi aiuterà a non ripeterli», conclude. Per anni sono stati chiusi gli occhi davanti alle denunce di pochi, che volevano infrangere un glaciale muro di silenzio. Ma ora sono centinaia i sopravvissuti che raccontano le stesse atrocità: adozioni forzate per decisione delle autorità, senza un processo. Mamme sole o genitori accusati di ‘oziosità’, di ‘condotta dissoluta’... separati a forza dai figli, che venivano piazzati in istituti o famiglie. Per alcuni si aprivano così le porte ad abusi, maltrattamenti... Centocinquanta libri scritti dalle vittime.

Allegati
© Regiopress, All rights reserved