Per cercare di tornare nell'élite mondiale della Coppa Davis capitan Severin Lüthi ha scelto il romando e Stricker per i singolari

Dopo tre anni di assenza, Stan Wawrinka (Atp 134) tornerà per l’ultima volta in rossocrociato e nella squadra di Coppa Davis. Nella splendida cornice di Rio de Janiero c’è in palio un posto nell’élite mondiale. Il vodese non potrà che quindi essere atteso da intensi sentimenti. Non intende tuttavia perdere l’occasione a 41 anni di rivivere l’atmosfera che distingue questa competizione. Forse non il culmine della sua carriera, ma poco ci manca. «Mi ricordo quasi come fosse ieri le grandi emozioni provate su questo palcoscenico. Quindi sono molto felice di rappresentare ancora una volta la Svizzera in Davis», ha dichiarato il romando, capace di conquistare tre Grandi Slam, in vista del fine settimana brasiliano. Il fortino della Farmasi Hall – che può accogliere fino a quindicimila spettatori – promette grande calore. Durante le Olimpiadi del 2016 l’impianto polivalente, situato nel Parco di Barra da Tijuca, ricordiamo che aveva ospitato le prove di ginnastica e pallacanestro.
Wawrinka domani sera disputerà il suo 28esimo confronto in Davis. E, quindi, supererà il computo di Roger Federer. Non di Jakob Hlasek, che ha giocato una partita in più rispetto a qualsiasi altro connazionale. I ventiquattro successi (individuali) collocano invece Stan in terza posizione in questa speciale classifica. Ex aequo di Marc Rosset, ma dietro i già citati Federer (40) e Hlasek (34). Il momento più memorabile su questo palcoscenico è senza dubbio il trionfo in finale nel 2014, contro la Francia. Una vittoria conquistata grazie pure alla classe del romando: piegato in quattro set Jo-Wilfried Tsonga, in compagnia di King Roger ha fatto suo anche uno spettacolare doppio mettendo le mani sul trofeo. Ora 134esimo del ranking planetario, Wawrinka rimane il migliore dei rossocrociati – non un gran indicatore dello stato di salute del nostro movimento – e questa sera può nutrire buone possibilità in singolare. Il nativo di Losanna dovrà infatti sfidare Gustavo Heide di 17 anni più giovane, in classifica undici caselle in avanti. «Ha già disputato numerose partite in questo contesto... Ama questo clima», ha dal canto suo affermato capitan Severin Lüthi. «Ecco perché non voleva rinunciare a questa ultima possibilità. Lotta sempre come un leone, brama vincere. Non si tratta solo di salutare la competizione», ha continuato. Wawrinka è inoltre una grande fonte d’ispirazione per i più giovani.
Un incentivo fondamentale soprattutto perché la squadra che la Svizzera dovrà incontrare fra domani e sabato, appunto il Brasile, può contare sul talento di una generazione diametralmente opposta: João Fonseca (26) rappresenta una delle stelle maggiormente promettenti del panorama e in autunno ha sorriso in quel di Basilea. Dopo aver saltato l’Us Open a causa di una contrattura muscolare, il 20enne sarà particolarmente motivato a giocare fra le mura domestiche contro il macino del nostro Dominic Stricker (262). Stricker che il capitano elvetico ha preferito a Rémy Bertola (187) e Jérôme Kym (294). Archiviate le due partite in singolare, sabato dunque sarà la volta di un doppio – in cui, forse, scenderà in campo il ticinese – e se necessario altri due singolari. La squadra rossocrociata ha ottimi ricordi del Brasile, anche se durante l’ultimo scontro diretto nessuno dei protagonisti odierni era nato. O, perlomeno, soltanto Wawrinka. Nell’ormai lontano 1992 Hlasek e Rosset s’imposero in semifinale a Ginevra raggiungendo per la prima volta nella storia l’ultimo atto della competizione, che persero 3-1 nel catino di Fort Worth. Questa volta l’intento è di tornare nell’élite mondiale rimediando alla sconfitta patita dall’India.