Tennis

La denuncia di Berrettini: ‘Minacce di morte ai tennisti’

Dopo la vittoria a spese di Wawrinka, il romano parla dei molestatori e svela l'inquietante retroscena. ‘Se tuo fratello non perde, vi uccideremo la famiglia’

Le pacche a Stan, dopo il successo dell’altra notte
(Keystone)
1 settembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

«È un tema complesso, perché molti giocatori in passato hanno ricevuto quei messaggi. Io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sono sentito particolarmente a mio agio, giocando con persone, attorno ai
campi, che disturbavano la partita, facendo cose che non ritengo abbiano a che fare con il tennis». Qualche minuto dopo aver estromesso dall'Us Open il nostro Stan Wawrinka (per 7-6 7-6 6-0), l'italiano Matteo Berrettini in conferenza stampa dedica qualche minuto alla questione scommesse, che a volte sfocia in autentiche minacce nei confronti dei giocatori. Il trentenne romano decide di affrontare lo spinoso tema nel rispondere alla domanda di un giornalista americano, che gli chiedeva cosa pensasse dopo l'annuncio della Federtennis statunitense (Usta) e dell'Us Open riguardo a un nuovo sponsor attivo nel campo delle scommesse. «Dobbiamo proteggere i giocatori e fare il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti – spiega Berrettini –. Se non sbaglio, proprio a Indian Wells una tennista italiana aveva ricevuto dei bruttissimi messaggi. Al Roland Garros, invece, sul telefonino di mio fratello sono apparsi sms contenenti delle minacce alla nostra famiglia, dopo che io avevo vinto una partita. Il senso di quei messaggi era: ‘Matteo è scarso, e se non gli dici di perdere uccideremo la tua famiglia’. Naturalmente l'abbiamo segnalato all'Atp e abbiamo denunciato il tutto. Però noi abbiamo trent'anni, siamo adulti, ma se penso alle ragazze e ai più giovani che ricevono questo tipo di messaggi, può essere spaventoso. Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato per proteggere i giocatori».

Per Berrettini, il problema nasce dal basso. «Soprattutto nei Challenger la situazione era davvero difficile. So che è complicato, e non è facile dire chi può entrare e chi non può entrare, perché
non sai come le persone si comporteranno, ma qualcosa va fatto. Dall'altra parte, se la questione viene gestita nel modo giusto, in maniera controllata — parlo delle scommesse — e non porta alle conseguenze peggiori del gioco d'azzardo, penso che possa anche essere qualcosa di divertente. Personalmente non l'ho mai fatto in vita mia e credo che mai lo farò, perché non mi piacciono i casinò, né queste cose, tuttavia penso che faccia parte del nostro sport, e se non sbaglio nel circuito molti soldi arrivano da lì. Quanto agli sponsor, non so cosa sia giusto o sbagliato, ma se la cosa viene gestita nel modo giusto, non ci vedo nulla di così negativo».

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali