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17.09.2022 - 05:30
Aggiornamento: 12:05

Bellinzona come trampolino per la carriera di Roger Federer

Ventinove anni fa il renano conquistava il titolo svizzero U12 sui campi della capitale. Brunetti: ‘Ha lasciato un segno indelebile’

bellinzona-come-trampolino-per-la-carriera-di-roger-federer
Eccolo (il secondo da sinistra) nel 1993
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Estate 1993. Luglio 1993, per la precisione: mentre in Somalia si continua a combattere, e a livello nazionale già si parla di aumento dei costi della salute (corsi e ricorsi storici...), anche il mondo dello sport vive giornate ‘calde’. Sulle strade della Francia, in quelle settimane d’inizio luglio, i primattori del pedale si danno battaglia per indossare la maglia gialla di leader della Grande Boucle. Sul verde dei campi londinesi di Wimbledon, nel primo weekend del mese, vengono incoronati l’americano Pete Sampras e (ancora una volta) la tedesca Steffi Graf. Una settimana più tardi, a Gstaad, il catalano Sergi Bruguera cala il suo bis, con il nostro Claudio Mezzadri, a cui era spettato l’onore di aprire le danze sul centrale, bocciato d’entrata da un altro spagnolo, Alex Corretja.

A darsi battaglia a colpi di ace, volée e smash però, non sono i soli. Perché in quelle settimane d’inizio luglio si gioca anche da noi, in Ticino. Sui rettangoli di gioco del Bellinzonese, con la regìa del locale Tennis Club, si disputano i Campionato svizzeri juniores. E fra i giovani partecipanti – diversi dei quali negli anni seguenti faranno pure parecchia strada, come tale Patty Schnyder – ce n’è uno che, malgrado la sua giovane età (appena undicenne) dimostra di saperci fare parecchio con la racchetta. Il suo nome è (ovviamente) Roger Federer. Che proprio sui campi bellinzonesi conquista il suo primo importante alloro, imponendosi nel torneo degli U12, con tanto di doppietta, facendo suo tanto il torneo di singolare (dove in finale liquida con un perentorio 6-1 6-2 il pur valido Dany Schnyder, fratello di Patty), quanto quello di doppio, in coppia proprio con Dany Schnyder (stavolta imponendosi sul tandem Lammer/Hochstrasser).

‘Bello pensare che in un certo senso Bellinzona l’abbia ‘svezzato’’

«Ci piace pensare che quel successo sia stata una sorta di trampolino di lancio per Roger, pensare che in qualche modo anche quel torneo abbia contribuito a forgiarne la stoffa del campione che è poi diventato», sottolinea con una punta di orgoglio il presidente del Tennis Club Bellinzona Stefano Brunetti. «Io a quei tempi giochicchiavo solamente, non ero ancora nei ranghi del comitato. Allora il presidente era Giorgio Balestra (che ha guidato il club dal 1992 al 1997, ndr). Io, per contro, sono stato nominato undici anni dopo i Campionati del 1993, ma quella metaforica impronta lasciata dal suo passaggio sui campi della capitale è rimasta indelebile. Non a caso l’abbiamo rievocata, come un esempio per le giovani racchette, qualche anno fa, quando abbiamo nuovamente ospitato i Campionati svizzeri juniores, un po’ come a voler mostrare a questi ragazzi che la strada del successo passa (anche) da qui».


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Stefano Brunetti

Per la cronaca, la manifestazione di quasi trent’anni fa (29 per l’esattezza) – dirottata sui campi coperti di Camorino e Sementina per le sue fasi conclusive a causa della meteo avversa – si chiude con due titoli svizzeri a varcare il San Gottardo direzione Romandia e altrettanti verso la Svizzera tedesca, con i tennisti rossoblù più in retrovia. Federer, come detto, lascerà il Ticino con due medaglie d’oro al collo. Le prime di una lunga carriera fattasi poi in rapida ascesa, passata (anche) dalla susseguente conquista dei titoli nazionali U14, U16 e U18.

Curioso annotare come, facendo riferimento alle cronache sportive di quel tempo, a mettersi in evidenza agli occhi dei cronisti non fu però il renano (un po’ anche secondo logica, invero, visto che la sua era pur sempre la categoria più giovane di quelle impegnate sui campi bellinzonesi), bensì tre altri tennisti: Michel Kratochvil, Ivo Heuberger e Laura Bao, definiti dalle cronache di allora ‘veri talenti’. "Sarà vera gloria? Al futuro agonistico... l’ardua sentenza! E in particolare agli incontri che questi giovani dovranno disputare all’estero, quando cioè vi sarà il confronto con altre e titolate scuole tennistiche", concludeva l’articolista.

Tutti e tre sono sì approdati sulla ribalta internazionale, ma nessuno di loro è riuscito a sfondare per davvero. A percorrere più strada è stato Kratochvil, che nel luglio del 2002 era riuscito a raggiungere la posizione numero 35 delle gerarchie mondiali, Ivo Heuberger si è invece fermato a un passo dalla top-100 (102° nel maggio 2002), mentre l’oggi 40enne Bao ha toccato l’apice sportivo nel luglio del 1999, 341esima nella classifica Wta. E quell’undicenne che, un po’ nell’ombra, nel Bellinzonese conquistava i titoli nazionali di singolare e doppio U12, invece, è poi finito sul tetto del mondo, collezionando, fra l’altro, venti Slam...

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