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16.08.2021 - 16:44
Aggiornamento: 18:46

Belinda Bencic: ‘L’oro olimpico vale uno Slam’

La sangallese, a Cincinnati per preparare gli Us Open, torna sull'impresa di Tokyo

di Marcel Hauck (ats)
belinda-bencic-l-oro-olimpico-vale-uno-slam

La sua pianificazione è stata scombussolata: nell’agenda di Belinda Bencic, dopo Tokyo c’era il Masters 1000 di Montréal. Tuttavia un imprevisto le ha impedito di tenere fede ai suoi programmi originali: la medaglia d’oro vinta alle Olimpiadi (oltre all’argento conquistato in doppio con Viktorija Golubic, naturalmente). L’ebbrezza da Olimpiade andava smaltita. Troppo grande, inoltre, la voglia di festeggiare con amici e familiari, a casa. «Sono stati giorno un po’ caotici - svela la sangallese - perché ero molto sollecitata: le richieste dei media, gli appuntamenti, l’incontro con gli sponsor, ma anche molte ore con la famiglia e gli amici. Naturalmente, ho anche dovuto riprendere gli allenamenti». Del resto, benché il ricordo resti vivo, la carriera prosegue. Rilanciata da un’impresa sportiva non pianificata, ma neppure improvvisata.

Belinda alle Olimpiadi è andata senza attese esagerate, ma pur sempre con grande gioia, anche perché cinque anni fa aveva dovuto rinunciare per un infortunio al polso. «Molti colleghi mi hanno spiegato che atmosfera avrei trovato, ai Giochi».- Nonostante le condizioni del tutto particolari dovute alla emergenza sanitaria, la sangallese è rimasta affascinata. «È quasi impossibile da descrivere. È stata tutta un’esperienza, nel verso senso della parola. Era fantastico anche solo andare a fare colazione. In palestra mi allenavo con atleti di altre discipline di altissimo livello. In quel contesto, con tutte quelle emozioni e quella gioia, manco ci pensavo, al tennis. Sul piano morale ed emotivo ho vissuto sempre momenti altissimi».

Emozioni positive

A Tokyo Belinda ha potuto constatare che «in quanto tennista, non conti poi granché. Tutti gli atleti sono inseriti nel medesimo contesto e vivono le stesse esperienze, beneficiano delle emozioni positive a cinque cerchi» che in lei hanno moltiplicato le energie grazie alle quali sorbirsi un programma fitto fitto, con un doppio impegno quotidiano, con singolare e doppio. «La fatica non la sentivo, il doppio con Vicky è stata la ciliegina sulla torta». La stanchezza fisica, a un certo punto è emersa. «Mentalmente, però, sono rimasta al top per molti giorni».

Nell’ambito del tennis, un titolo del Grande Slam vale più di un oro olimpico. Belinda, però, è convinta che i due risultati possano essere messi sullo stesso piano. «È divertente: il mio allenatore Sebastian Sachs prima di andare a Tokyo mi chiese quale titolo avrei preferito, se avessi potuto scegliere: gli risposi spontaneamente “le Olimpiadi”. Naturalmente non potevo sapere che avrei vinto. Sarebbe il massimo anche vincere uno Slam, per ora rimane un sogno. Va però detto che i Giochi olimpici vanno oltre la singola disciplina: le Olimpiadi sono per tutti, anche per coloro i quali non seguono il tennis».

Riecco Vondrousova, come a Tokyo

Avrebbero potuto fungere da portafortuna, o da motivazione supplementare, ma Belinda non ha portato con sé le medaglie a Cincinnati. «Devo fare attenzione - dice divertita -, si graffiano, non si devono toccare». Uno strano scherzo del destino, al primo turno la pone di fronte alla ceca Marketa Vondrousova, la sua avversaria nella finale di  Tokyo.«Abbiamo entrambe scosso la testa, quando abbiamo visto il sorteggio. Ma come è possibile? Proprio adesso che sono riuscita a staccare e a togliermi quel match dalla testa. Tant’è, con lei mi trovo bene e posso scambiare qualche parola in slovacco. Sarà una partita molto intensa ma saremo entrambe un po’ più rilassate».

Cincinnati è una tappa verso gli Us Open utile per ritrovare la migliore condizione. Il viaggio dalla Svizzera, inoltre, non è stato dei più sereni. Due coincidenze cancellate a Chicago, una notte e molte ore da fare trascorrere prima che lei, il suo preparatore atletico nonché compagno Martin Hromkovic e il coach Sebastian Sachs giungessero a destinazione. La sangallese, però, la prende con filosofia. «Il mio fisico aveva bisogno di un po’ di riposo, per la rigenerazione. Dal punto di vista tecnico mi sento bene 

Nell’Ohio, come detto, si tratta principalmente di ritrovare ritmo di gioco e brillantezza. Il vero obiettivo sono gli Us Open. Nell'edizione di due anni fa Belinda Bencic andò vicina come non mai al suo secondo sogno, il titolo Slam al quale fu costretta a rinunciare in semifinale, stadio che non ha mai più raggiunto nei “major”. Le servirà quel picco emozionale raggiunto a Tokyo che dice di non avere ancora perso.

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