Sportellate

La sera in cui Scheurer non digerì la minestra

L'Uefa segnala una grave mancanza di nuovi fischietti, dissuasi forse dall'intraprendere la carriera arbitrale dai pericoli che si corrono sui campi

7 dicembre 2023
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Ricevo la rivista trimestrale ufficiale dell’Uefa, la sfilo dalla busta e inizio a sfogliarla. Vedo che grande spazio è dedicato al tema dell’arbitraggio, che al governo continentale del calcio sta molto a cuore.

Si passa dai benefici apportati al gioco dall’introduzione del Var - asserzione che per certi aspetti non condivido, per quanto possa contare il mio parere - all’auspicio da parte delle giacchette nere che i giocatori pervengano a dimostrare più rispetto per la classe arbitrale, passando per considerazioni sulla difficoltà della valutazione dei falli di mano in area e sulla necessità di un linguaggio tecnico e di un metro di valutazione che siano uniformati quanto più possibile nei diversi campionati.

Ciò che più preme, ad ogni modo, è risolvere il problema del reclutamento di nuovi arbitri, che si manifesta un po’ ovunque. Roberto Rosetti, ex fischietto e ora responsabile della categoria nel Vecchio continente, dice che idealmente servirebbero in tutto 277mila arbitri, ma che purtroppo oggi ne mancano almeno 40mila, e dunque si sta procedendo - specie per quanto riguarda l’attività di base - con un deficit non certo indifferente, e dunque con tutte le ripercussioni che ne conseguono.

L’Uefa lancia quindi un accorato appello affinché ogni Paese provveda alla formazione di nuovi direttori di gara. E, nella speranza di raggiungere l’obiettivo, elenca tutti i punti a favore di questa attività indispensabile alla sopravvivenza del gioco stesso, e prega i futuri arbitri di non lasciarsi scoraggiare dai deterrenti - che non sono pochi - assicurando che le istituzioni faranno in modo di garantire ai coraggiosi che oseranno infilarsi il fischietto in bocca incondizionata solidarietà e protezione nel caso di contrattempi come insulti e violenze fisiche, inconvenienti duri a morire che paiono però connaturati a questo sport.

Se n’è parlato infatti anche tre sere fa, a cena, con l’amico Giancarlo Dionisio - che aveva appena presentato il suo primo romanzo - e due ex calciatori di epoche diverse, che hanno confermato: le intemperanze nei confronti degli arbitri, dentro e fuori dal campo, sono sempre esistite. Trattasi di Fulvio Sulmoni e Renzo Bionda, al quale purtroppo a inizio serata mi era toccato dare la triste notizia della scomparsa di Simonetto Simonetti, campione della sua stessa generazione.

Fra gli aneddoti sfoderati, ne trascrivo qui uno assai gustoso, per quanto censurabile. Oltre cinquant’anni fa, ad avere in odio squadre e giocatori ticinesi era soprattutto l’internazionale Rudolf Scheurer, che fra l’altro fu pure guardalinee nel ‘70 all’Azteca in Brasile-Italia 4-1.

Ebbene, dopo averne combinate peggio di Bertoldo contro il Bellinzona al Comunale - rigore inventato contro i granata e fatto ripetere ben due volte (parato in entrambi i casi) - l’arbitro di Bettlach (Soletta) fu costretto a lasciare la capitale sotto scorta e condotto in auto fino in stazione a Biasca. I tifosi più infuocati montarono sul suo stesso treno a Faido per discenderne ad Airolo dopo avergli rovesciato in grembo un’intera zuppiera di potage che, credendo di averla ormai scampata, stava beatamente sorbendo nel vagone ristorante che lo riportava oltre Gottardo.

Più o meno alla stessa epoca risale un episodio riportato dal sommo Gianni Brera parlando del figlio di un suo amico che aveva scelto, accanto agli studi universitari, appunto la carriera arbitrale. Rincasato un giorno con un braccio fratturato boxando con giocatori e supporter di una squadra a cui aveva apparentemente fatto un torto, il ragazzo venne dal padre consolato ed esortato a passare sopra l’incidente, nella speranza di rivederlo in campo non appena gli avessero tolto l’ingessatura.

La madre invece, meno idealista, per l’ennesima volta lo definì un somaro, consigliandogli poi di procurarsi finalmente una morosa - come facevano tutti i suoi coetanei - e di imparare ad occupare le domeniche in maniera più intelligente usando il suo fischietto in modo assai più dilettevole.

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