Dei quindici podi olimpici elvetici messi in bacheca in Cina nel 2022, ben nove giunsero dagli atleti dello sci alpino

Nella pioggia di medaglie racimolate dalla delegazione svizzera a Pechino 2022, a farla da padrone fu senz'altro lo sci alpino, che se ne portò a casa ben 9 delle 15 totali rossocrociate. Quest'anno in Italia però, malgrado una selezione maschile in forma e una Camille Rast davvero sul pezzo, sarà assai difficile fare altrettanto bene.
Con ben cinque ori su undici, gli elvetici avevano davvero dominato il campo in Cina quattro anni fa. Grazie a Beat Feuz e Corinne Suter arrivò l'affermazione nella discesa libera – la cosiddetta disciplina regina – Marco Odermatt conquistò invece il titolo nel gigante mentre Lara Gut-Behrami trionfò nel superG e Michelle Gisin fece sua la combinata. La ticinese e l'obvaldese, purtroppo, stavolta a Cortina non saranno nemmeno presenti.
Sui tracciati delle Tofane, le speranze di medaglie elvetiche poggeranno dunque soprattutto su Camille Rast: la vallesana, iridata nello slalom, ha del resto già dimostrato di poter battere sua maestà Mikaela Shiffrin. La statunitense inoltre – benché fra i paletti stretti in Coppa del mondo abbia vinto ben 71 volte (9 coppe di specialità), a livello olimpico si è imposta una sola volta, a Sochi ormai 12 anni fa. Qualche chance nello slalom, non dimentichiamolo, l'avrà pure Wendy Holdener, argento nel 2018 e bronzo nel 2022.
Campionessa del mondo proprio a Cortina nel 2021 in discesa, Corinne Suter avrebbe dovuto partire fra le favorite nella velocità, ma l'infortunio rimediato lo scorso dicembre a St. Moritz – e la conseguente assenza dalle competizioni – tolgono alla svittese qualche probabilità di salire sul podio benché sia un'atleta che dà il meglio di sé proprio nelle grandi competizioni.
La superba vittoria di Malorie Blanc nel superG di Crans-Montana dello scorso weekend ha conferito entusiasmo e credibilità alla squadra femminile di velocità, ma è vero che alla vallesana manca ancora un po‘ d'esperienza, specie rispetto a campionesse del calibro di Sofia Goggia e Lindsey Vonn, anche se la 41enne americana nel weekend è caduta male e il suo ginocchio sinistro probabilmente sulle Dolomiti ne risentirà.
A Bormio, i maschi si daranno battaglia sulla pista Stelvio, ideata per i Mondiali del 1985 e poi divenuta una tappa immancabile della Coppa del mondo a partire dal 1995. La scorsa stagione, Alexis Monney proprio sulle nevi valtellinesi aveva colto il suo unico successo in Coppa del mondo precedendo Franjo von Allmen, mentre Marco Odermatt aveva chiuso quinto.
Il magico trio rossocrociato sarà logicamente fra i favoriti nella discesa in programma sabato: vincitore domenica scorsa a Crans-Montana, il bernese sbarcherà in Italia con una grande autostima. Frustrato invece per il secondo rango sulla Streif dietro l'azzurro Giovanni Franzoni, il nidvaldese a Bormio potrebbe vincere addirittura quattro medaglie: nel gigante, però, abbiamo visto che non è più il dominatore assoluto come negli anni scorsi. L'inevitabile accumulo delle fatiche tipico di quando in una settimana si fanno tre discipline (addirittura quattro, considerando anche la prova a squadre) potrebbe inoltre creare qualche problema a livello di prestazioni, specie su tracciati selettivi come quelli di Bormio.
Nelle gare tecniche, c’è enorme attesa per Loïc Meillard: il vallesano di origini neocastellane ha di recente brillato nel gigante di Schladming, e non dimentichiamo che agli ultimi Mondiali (Saalbach) si è messo al collo ben tre medaglie, fra cui l'oro nello slalom e nella combinata a squadre. Fra i paletti stretti, disciplina in cui tutto può succedere, sarà importante anche avere un po’ di fortuna e un materiale impeccabile. Tanguy Nef e Daniel Yule proprio nello slalom e Luca Aerni in gigante avranno inoltre qualche opportunità di salire sul podio. Da notare che a Bormio fra i paletti stretti non si corre dal 2019, mentre il gigante non va in scena addirittura dal 2008: i tracciati saranno dunque un'incognita un po’ per tutti.
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