SCI ALPINO

‘È necessario prolungare la stagione così da essere più attrattivi’

Amministratore delegato (Ceo) della Fis da quasi cento giorni, Urs Lehmann parla delle sfide future sia in ottica sicurezza che... di calendario

(Keystone)

Da quasi cento giorni amministratore delegato – o Ceo – della Federazione internazionale di sci (Fis), Urs Lehmann ha rilasciato un'intervista in cui ha chiarito la sua visione come pure le sue ambizioni. Sì, perché dopo aver ‘sistemato’ Swiss-Ski ora il 56enne intende rimettere «il più rapidamente possibile» in carreggiata la massima istanza mondiale. Fra sicurezza e strutture da lui definite obsolete, l'argoviese non ha evitato domande sul discusso rapporto con Johan Eliasch. Proprio quell'Eliasch a cui si era inchinato nel 2021 nella lotta per la presidenza della Fis.

Come in seno alla Federazione svizzera, la sua comfort zone, pure nel suo nuovo ruolo ha incontrato delle resistenze. «Sì, inizialmente non c’era nessuna unità d'intenti: alcuni settori erano addirittura in conflitto, non si parlavano. C’erano persone che non erano affatto felici che iniziassi a mettere ordine, cercando di rimediare a una difficile situazione finanziaria», ha dichiarato a Keystone-Ats. Da quasi cento giorni come accennato il natio di Oberwil-Lieli è Ceo della Fis, che si trova «in un processo di trasformazione avviato dal presidente. Ci sono molti progetti entusiasmanti, innovativi, ma pure (ça va sans dire) tematiche difficili come accade in tutte le aziende».

Più valore aggiunto grazie allo sci alpino

Lo sci alpino è la disciplina che genera più valore aggiunto, mentre il più recente freestyle probabilmente ha il maggior potenziale. «Chiunque adotti un approccio imprenditoriale, basato su aspetti economici, deve cercare di condurre la sua ‘rockstar’ a un livello successivo. Vogliamo più competizioni, non meno. Nel mondo dello sci competitivo, ci si allena otto mesi, ma si gareggia solo quattro: dobbiamo continuare a sviluppare il calendario della Coppa del Mondo, prolungando la stagione». Secondo il 56enne le finali dovrebbero essere posticipate di una settimana, mentre l'inizio più condensato. Dopo il season opening di Sölden, infatti, non ci «devono essere due settimane di pausa. È inoltre fondamentale ridistribuire le gare nelle differenti specialità in modo più intelligente. Non è ammissibile che la velocità femminile inizi dopo ben sette prove tecniche. Tardissimo, bisogna mantenere un certo equilibrio». Nelle stagioni prive di grandi manifestazioni, leggasi Olimpiadi e Mondiali, la Fis intende «estendere a circa 45-50 il numero di competizioni sia in campo maschile che muliebre. È necessario abbandonare l'idea che ogni atleta debba partecipare a tutte le gare. Finora, però, il calendario è stato pensato in questo modo».

Una stagione più lunga offrirebbe maggior visibilità pure a chi finanzia la Coppa del Mondo. «Non basta che una disciplina sia emozionante, se questo dura solo quattro mesi. L'ideale sarebbe riuscire a raccontare delle storie tutto l'anno e, in quest'ottica, la Fis offre buone condizioni». Lehmann pensa in particolar modo all'emisfero sud così da rendere il tutto più internazionale. Il potenziale di mercato si è spostato dalla consolidata Europa, mecca di sci alpino e altre discipline invernali, a Nuova Zelanda e Argentina. Già ora «molti atleti si allenano in questi Paesi durante l’estate. Se dovessero trovare i mezzi finanziari necessari a organizzare uno slalom piuttosto che un gigante di Coppa del Mondo, dovremmo seriamente pensarci». Da non sottovalutare pure Asia e Stati Uniti, dove bisogna cercare «di promuovere freestyle o snowboard invece dello sci alpino. In queste discipline sono più avanti, tant’è che alcuni rider sono considerati delle star. Solo in questo modo potremo raccontare delle storie» e coprire il maggior numero possibile di competizioni e location sparse nel mondo.

Le strutture della massima istanza sono ‘obsolete’

Da nuove forme di commercializzazione alla sicurezza. Le strutture attualmente esistenti non facilitano tuttavia il compito. «È vero, la Fis non è cambiata granché nell'ultimo decennio. Non c’è stata nessuna riforma, rimanendo troppo a lungo nelle vecchie posizioni». Una stagnazione che ha portato alla nomina di Eliasch nel 2021, persona esterna. Secondo l'argoviese la massima istanza ha strutture «storiche che talvolta rendono difficile compiere il passo successivo: si giunge fino a un punto e, poi, non si riesce più a procedere. Chi vuole impedire la messa in pratica di qualsiasi cambiamento, deve solo cominciare una discussione in uno dei nostri comitati o gruppi di lavoro... È quasi una garanzia che non verrà mai attuato». Questa lentezza, anche su temi delicati, rappresenta un ostacolo ad esempio in materia della poc'anzi citata sicurezza. Dopo l'incidente mortale occorso a Matteo Franzoso in autunno in Cile, il dipartimento preposto della Fis ha organizzato un incontro a Sölden. Le misure da «adottare sono chiare, alcune potrebbero addirittura essere messe a punto entro la primavera, ma la struttura che abbiamo impone che vengano trasmesse a ogni comitato. Ci vorranno dunque ancora due anni prima che tutto sia concluso».

Troppi. Com’è possibile sviluppare lo sci alpino in queste condizioni? «Tutti chiedono delle modifiche, ma come sempre c'è resistenza. È un fenomeno noto: non appena si è coinvolti nel cambiamento, improvvisamente non lo si vuole più. Sarà indispensabile però diventare più efficienti, veloci e agili. Il mio intento è che la nostra direzione – intesa come Fis – sia credibile, che sia lei a comandare... Non a seguire». Ogni settore ha compiuto grandi progressi, «ora bisogna persistere su questa strada e continuare a svilupparci. Che sia in termini concettuali o, in alcuni casi, di attuazione. I prossimi mesi saranno interessanti, ma vorrei ricordare che il focus deve rimanere sulle discipline (e non sulle persone)».